Simone Napolitano tra i ricercatori americani di Pasadena -
di Rosita Gangi - Il quotidiano della Calabria - 11 settembre 2003

Da Cosenza a Pasadena e ritorno. Un giovane studente universitario di Cosenza, Simone Napolitano, si trova attualmente in California per studiare, tra i pochissimi italiani, una nuova lega di materiale che potrebbe rivoluzionare il mondo delle costruzioni nei prossimi anni. Simone, figlio di Giuseppina Scorpiniti e Francesco Napolitano, dopo il diploma al liceo scientifico "Scorza" ha proseguito i suoi studi all'università di Pisa, corso di laurea in Scienza dei materiali. Da qui è stato selezionato insieme a 443 studenti di tutto il mondo per prendere parte a una ricerca scientifica a Caltech, dove vive da metà luglio. Caltech è considerata una delle migliori università americane; trenta premi Nobel sono passati (studiato o insegnato) da qui.

«L'ambiente è molto stimolante - spiega Simone in un rapido scambio di e-mail dagli Stati Uniti alla redazione - e non poca è l'emozione nel muoversi in laboratori dove gran parte delle più grandi scoperte di questo secolo sono avvenute». Nel corso dei suoi studi, la giovane promessa del mondo scientifico italiano si è recata a Hanford nello stato di Washington. «Lì - scrive ancora - c'è uno dei due interferometri di Ligo (il progetto per cui sto lavorando). Ligo ha costruito questi strumenti (interferometri a forma di L con ciascun braccio lungo 4 km) per rilevare onde gravitazionali; in pratica sono degli enormi telescopi che non cercano luce ma materia». Uno di questi interferometri è a Hanford, un altro a Livingston in Louisiana, e a Caltech dove Simone sta lavorando, e dove si trova una piccola riproduzione in scala. Il lavoro di ricerca è connesso alla ricerca di possibili materiali per i componenti della versione avanzata di Ligo, Ligo II, che verrà preparata nel giro di pochi anni. Si tratta, in parole povere, di una nuova classe di materiali chiamati metalli vetrosi, ovvero leghe metalliche amorfe.

Questi materiali hanno proprietà meccaniche notevoli e sono in genere 4 volte più resistenti al carico di un normale acciaio. «Realizzare un vetro del genere non è affatto facile, - ci racconta ancora Simone - soprattutto se occorre uno spessore elevato in quanto è richiesta una velocità di raffreddamento tale da non permettere una cristallizzazione ordinata. Io misuro la presenza di una contaminazione cristallina tramite raggi X e misure calorimetriche».
Quando la nuova lega vedrà la luce, il merito sarà, quindi, anche del giovane ricercatore partito da Cosenza con il sogno di rivoluzionare le costruzioni del futuro.