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ultimo aggiornamento: 03/09/05
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Nunzio Garofalo all'Havana - novembre 2002

La prima notte all’Avana ha qualcosa di magico: preso in affitto un appartamento (le cosiddette case “particulares”), fatta la doccia ci incamminiamo subito per il centro della città nota ai più come “l’Habana veja”; è tutto così strano, il caldo, le strade piene di buche, le macchine scassatissime e vecchie, guardandoci intorno sembra quasi che il tempo si sia fermato ed in effetti è così, tutta Cuba è come se fosse ancora ferma agli anni ’60 dai negozi alle macchine, per finire alla semplicità della gente; solo dopo un po’ ci rendiamo conto che agli occhi degli habaneros siamo dei marziani: tutti ci guardano, tutti ci fermano, ognuno di loro ha qualcosa da chiederci, ognuno di loro ha qualcosa da proporci sia essa una casa dove dormire piuttosto che un ristorante dove mangiare se non addirittura una ragazza (in gergo “Chica”)!!! Eh sì questa è Cuba, un paese povero dove l’unica fonte di sopravvivenza è rappresentata dal turista e non importa se per tirar su un dollaro si è disposti a tutto, l’importante è provarci, potrebbe rivelarsi l’occasione giusta per racimolare 5/10 dollari l’equivalente dello stipendio medio di un lavoratore cubano. Neanche il tempo di poter fare queste prime considerazioni che ci troviamo catapultati nella parte più bella della città, la città vecchia appunto: case ottocentesche cadenti, veri gioielli dell’epoca coloniale, in mezzo a case identiche appena ristrutturate costituiscono uno scenario stupendo che a ragione è considerato patrimonio mondiale dell’Unesco; tra di esse veri capolavori architettonici come la Cathedral e piazze immense popolate di gente che al ritmo di salsa y merengue conferiscono a questi luoghi una particolare atmosfera magica. Difficile, quasi impossibile, resistere a questa atmosfera, superata l’incredulità iniziale ci si ritrova a ballare contorniati da splendide ragazze i cui movimenti farebbero perder la testa al più glaciale degli esseri umani. E’ solo il primo giorno, anzi la prima sera.

Nei due giorni successivi approfondiamo la conoscenza dell’Habana: da Plaza de la Revolucion al Capitolio Nacional, da Plaza de Armas al Museo de la Revolucion, dalla Real Fabbrica de Tabacos (dove vengono prodotti e venduti i sigari più buoni del mondo) al Malecòn il famoso lungomare di l’Habana che si estende per otto chilometri dall’Habana veja fino al quartiere Miramar; nel tratto  del quartiere di Centro Habana sul viale si affacciano  vecchie case color pastello, più oltre, lungo il Vedano, il Malecòn ostenta i suoi palazzi moderni e i suoi alberghi di lusso.

Immancabile anche una puntata ai due locali più famosi nel mondo: “El Floridita” e “La Bodeguita del Medio”. Il primo fu molto caro ad Ernest Hemingway; secondo la leggenda qui lo scrittore inventò il famoso “daiquiri” bevanda a base di rum bianco, zucchero, limone verde e ghiaccio tritato; la Bodeguita è invece considerata la patria del “mojito” e gode probabilmente di una fama di molto superiore al suo reale valore.
E’ tempo di ripartire e presa a noleggio una fiammante Yaris modello cubano iniziamo il nostro viaggio attraverso l’Isola:

Prima tappa:
CIENFUEGOS. Capitale della omonima provincia domina la splendida baia di Jagua; per la bellezza del centro storico (su tutto l’incantevole Parque Josè Martì e il Prado) Cienfuegos è chiamata la “Perla del sud”. A 20 km dalla città è posto  il “Jardìn Botanico de Cienfuegos” che con i suoi 90 ettari e gli oltre 2 000 vegetali rappresenta uno dei più bei giardini botanici dell’America Latina; la fa da padrone la “Palma Reale” simbolo dell’isola e diffusa su tutto il territorio.

Seconda tappa:
SANTA CLARA. E’ qui che nasce la leggenda del Che, è qui che a lui è dedicata un’enorme piazza con annesso monumento al di sotto del quale trovano spazio il Museo del Che e il Mausoleo a lui dedicato dove solo dal 1997 sono custodite le spoglie, rinvenute in Bolivia, del più famoso “guerrigliero”. Inutile negarlo: Che Guevara rappresenta la vera musa ispiratrice di questo mio viaggio, trovarsi dunque in questo posto ha un sapore del tutto particolare; veder dal vivo il monumento a lui dedicato e soprattutto poter visitare il Mausoleo dove sono poste le sue spoglie è davvero emozionante, verrebbe voglia di fermarsi tutto un giorno in questa oasi di pace dove persino gli uccelli, sole presenze oltre i turisti, segnano il loro passaggio nel più totale silenzio.

Terza tappa:
TRINIDAD
. E’ il vero gioiello coloniale di Cuba, la città più bella e suggestiva. Iscritta insieme a L’Avana nell’elenco del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, Trinidad è un susseguirsi di palazzi e case signorili colorate di tutte le sfumature di ocra, azzurro, verde e rosa, e collegate da strade lastricate di ciottoli. Qui per la prima volta si avverte la presenza dei turisti che dominano numericamente sulla gente del posto. Altra caratteristica saliente che contribuisce in maniera preponderante allo scenario magico di questa città è la musica: si suona e si balla dappertutto, che sia notte fonda o le 8 del mattino, non si fa in tempo ad entrare in un qualsiasi locale o bar anche solo per un caffè che da dietro una qualsiasi porta spuntano gli immancabili suonatori accompagnati dalla voce forte e squillante di una bella “muchaca cubana”.

Quarta tappa:
LA VALLE DE LOS INGEGNOS. Formata da tre piccole valli  si estende per 30 km da Trinidad a Sancti Spiritus. Deve il nome ai numerosi “ingenios” (zuccherifici).

Quinta tappa:
SANCTI SPIRITUS
. Mantiene anche essa una certa impronta coloniale ma la sua architettura è di sicuro meno imponente rispetto a quella della più famosa vicina (Trinidad).

Sesta tappa:
CIEGO DE AVILA
. Ha in realtà poco o nulla da vedere.

Settima tappa:
CAMAGUEY. E’ una città labirinto dove per la prima volta (escludendo L’Avana) trovo tracce di vita commerciale. Il centro storico, infatti, conta molti esercizi commerciali con addirittura alcuni supermercati. Simbolo di Camaguey sono i “Tinajones” tipiche giare d’argilla di enormi dimensioni ideate in epoca coloniale per far fronte alla cronica scarsezza d’acqua potabile.

Dopo circa nove giorni (e 1500 km circa) ci tocca risalire l’isola: ci manca l’oriente e con esso città come Santiago de Cuba, la Sierra Maestra da dove la Rivoluzione cubana prese l’avvio, posti che rappresentano il punto di partenza di un prossimo viaggio a Cuba.

Se la prima parte del viaggio aveva come obiettivo quello di conoscere le città, i monumenti, i musei e tutto quanto esse potevano offrirci, nella seconda parte ci ripromettiamo di conoscere meglio le persone, il loro modo di essere, i loro problemi, solo così ci si può realmente render conto di come effettivamente vadano le cose a Cuba.

LA GENTE

I cubani sono un popolo estremamente povero. Stretti nella morsa dell’embargo economico da un lato e della particolare realtà politica dall’altra, sono costretti quotidianamente ad inventarsi di tutto pur di riuscire a racimolare quel poco che gli consenta di mangiare e vivere in maniera decorosa: non conoscono il superfluo perché non hanno l’indispensabile!!! Ogni famiglia ha a sua disposizione oltre ad misero stipendio che non supera i 10 dollari al mese la cosiddetta “libreta” del cibo razionato; con essa hanno diritto a del riso, fagioli e soprattutto verdure, tutto il resto dal pesce alla carne lo si trova solo al mercato nero. Ecco spiegato come talvolta colui che si offre al turista come guida si accontenti anche solo di un pranzo in un ristorante piuttosto che di moneta sonante: non capita tutti i giorni di poter mangiare il filetto di pesce in umido o la bistecca di maiale, sono pietanze che solo un ristorante può offrirti e che al mercato nero nessuno può permettersi.

Nonostante tutto i cubani, popolo fiero e pieno di dignità, non perdono mai il sorriso, sono sempre “apparentemente” allegri e felici, ma solo il turista cieco non può non rendersi conto che in fondo al loro cuore c’è un’enorme tristezza ed il desiderio naturale di scappare dall’isola.

LA POLITICA

Cuba rappresenta agli occhi di molti stranieri (italiani in primis) il modello ideale di gestione della “cosa pubblica” quello che si direbbe un sano modello socialista, ma se da una lato tutti hanno uguali diritti (dalla gratuità del servizio sanitario nazionale alla possibilità di usufruire di un sistema scolastico ed universitario tra i più efficienti al mondo) dall’altro ai cubani è precluso il bene essenziale di ogni essere umano: la libertà, sia essa di parola (difficile criticare l’operato del Governo) sia essa di movimento (la maggior parte delle persone conosciute non erano andate al di fuori dei confini della propria città/provincia), da qui il desiderio di attaccarsi al turista anche solo per sapere cosa esiste al di fuori dei confini cubani!!!!!
Detto in parole povere si vive ………. in uno stato di polizia!!!!!

Al contrario il turista è intoccabile, al turista tutto è permesso sempre però nei limiti della decenza e del rispetto delle leggi.

VIVERE A CUBA (da turista)

Bellissimo, si è fuori dal mondo nel vero senso della parola. Tra sole, musica e balli, la compagnia delle persone, la bellezza dei luoghi e tutto il resto non si ha veramente il tempo di pensare ad altro. Le fregature sono sempre comunque in agguato ma una volta capito come funziona il tutto è molto difficile prenderne. Ciò che più resta tornando in Italia è il legame con le persone (non solo donne!!!): se al ritorno a casa non si hanno almeno 2 o 3 amici ai quali scrivere o spedire foto significa che non si è stati a Cuba!!!!!!

LA MUSICA

E' forse l’elemento caratterizzante dell’isola ancor più del sole, della gente e della particolare situazione politica che fanno di Cuba un posto comunque unico al mondo.

La musica ti accompagna in tutti i tuoi momenti della giornata: che tu sia in strada o in un locale, che ti trovi in spiaggia o anche solo in macchina sarai sempre accompagnato dai ritmi caraibici della musica cubana, anche perché chiunque la ascolta a volume altissimo senza che nessuno osi lamentarsi. Ma se di giorno la musica è compagna del dolce far niente, alla sera ……….. si balla!!!!

Impossibile resistere al richiamo dei ritmi, impossibile soprattutto resistere al richiamo di stupende fanciulle che con movenze finora ammirate solo in televisione ti trascinano in pista noncuranti della tua assoluta ignoranza in materia!!! I generi???? Naturalmente salsa, merengue e….rumba!!!
Ho avuto la fortuna di imbattermi nel solo cubano provvisto di computer e archivio di mp3 da far invidia a Napster, a distanza di 20 giorni e dopo un lungo ascolto penso di essere in grado di suggerire qualche autore, dai “tradicionales” come Compay Segundo, Willy Chinino, Celia Cruz ai neomelodici come Jerry Rivera, Marc Anthony e Polo Montanez (scomparso ahimè proprio 10 giorni fa in un incidente stradale). Senza dimenticare Gloria Estefan (versione spagnola), Alexandre Pires, Van Van, Eliades Ochoa y el Cuarteto Patria. Di seguito vi propongo 10 brani (alcuni anche molto famosi) che possono dare un’idea della musica cubana:

1.    Hasta siempre - Carlos Puebla

2.    Cuba Que Lindo Son Tus Paisaje - Celia Cruz & Willy Chirino

3.    La Jinetera - Willy Chirino

4.    Amanece el nuevo ano - Polo Montanez

5.    Vuela muy alto - Jerry Rivera

6.    Chan Chan (e tutto il cd) - Buena Vista Social Club

7.    Un montòn de estrellas - Polo Montanez

8.    Me Voy - Gloria Estefan

9.    Son De La Loma  - Willy Chirino & Roberto Torres

10.  La Blusa - Candyman

LE CUBANE

Ma come dopo tante belle parole finisci anche tu per cadere nel banale parlando delle ragazze cubane????? Impossibile non parlarne e di seguito si potrà capire il perché, mi limito a sottoporvi quanto articolo scovato nel mare magnum di internet (penso che sia meglio di qualsiasi mia descrizione anche perché questa è……..la realtà!!!!).

“Vediamo di risolvere quello che per molti è un "mistero" ed immagino che la pagina non avrà mai fine.

A Cuba è molto facile incontrare degli stranieri che si accompagnano a delle cubane. L'approccio può avvenire ovunque. Un esempio? Provate a sedervi in qualche locale solitamente frequentato da turisti e vedrete che immediatamente verrete avvistati almeno da una cubana. Sono pure loro ad attaccar bottone chiedendovi, per esempio, se vi va di offrirle qualcosa da bere o chiedendovi da dove venite. Si potrebbe scrivere un libro su tutte le classiche frasi che vengono utilizzate per il primo approccio! Solitamente prendono qualcosa di analcolico tipo un succo di frutta o una Malta. La conoscenza è fatta e tra i due può anche nascere del tenero. Può pure capitare che la ragazza possa chiedere un aiuto economico per aiutare la famiglia. Questa chica viene chiamata jinetera, cioè fantina, un termine che per i turisti alle prime armi è uguale a sgualdrina o "puta" anche se non tutte le jineteras accettano soldi e "puta" non è il termine esatto per descriverle. Le jineteras si definiscono delle marpione. Molte sono curiose di sapere cosa succede nel resto del mondo non avendo denaro sufficiente per visitare posti nuovi e a loro pesa non poter uscire da Cuba. In molte case non c'è la televisione e non arrivano giornali stranieri, che oltretutto sarebbero troppo cari. Quindi l'unica soluzione resta conoscere un turista inseguendo il sogno di scappare dall'isola. In molti hanno comprensibilmente questo sogno! Fate qualche ricerca e scoprirete che le associazioni che aiutano gli immigrati Cubani sono moltissime. Le jineteras sono considerate dai turisti delle putas, ma loro non sono pronte a concedersi al primo venuto. Sono loro a scegliere e quando una cubana decide di farsi prendere per mano da un turista non gli elenca un tariffario, ma sta assieme al suo uomo e basta, senza tanti calcoli. Comunque è chiaro che c'è sempre quella che se ne approfitta, forse perché è stata illusa fin troppe volte e pensandoci bene non è che abbia poi tutti questi torti comportandosi in quel modo! Quest'ultima è detta camajana, ma rappresenta solo una minoranza delle jineteras. A Cuba il salario non supera i 20 dollari, quando va veramente bene, e se uno straniero decide di regalare qualche dollaro, la cubana non può far a meno che accettarlo. Immaginiamo di trovarci nella loro situazione economica e di incontrare una straniera che ci piace e che decide di regalarti il doppio o il triplo di quello che guadagni in un mese. Tutto questo lo può fare perché per lei quel denaro equivale ad una cena nella sua città. Accetteremmo? Certo! Vi ricordo che tempo fa, in periodi come quello della guerra, lo hanno fatto pure le italiane. Però approfittarsi della propria situazione o di quella degli altri non è molto bello! Bisogna aver rispetto pure di una jinetera e ci aggiungo pure non fare la fine del classico "cumenda" italiano in vacanza che fa la parte del miliardario e quando torna a casa non è altro che un poveraccio!
Ma tutte le cubane sono jinetere? Penso, e spero, di no! Naturalmente ci sono delle ragazze che non ti degnano neppure di uno sguardo, quelle che non sono mai state con un turista e quelle che lo hanno fatto solo qualche volta per necessità. Insomma c'è la non remota possibilità di questo passaggio da una categoria all'altra e questo non fa altro creare ancora più confusione al povero turista innamorato di turno. La soluzione migliore sarebbe lasciar stare tutte le cubane! Ma si può resistere? Penso di no! Un appunto per chi va a Cuba con la propria ragazza o con la moglie: sarebbe come andare al ristorante con un panino in mano! Con questo non voglio dire di pensare solo ed esclusivamente alle cubane e non far altro che incentivare il turismo sessuale, come fanno molti che attraversano l'oceano con la sola idea di portarsi a letto qualche ragazza, ma che sarebbe un peccato non conoscerne almeno una e fare la classica anonima vita da villaggio senza scambiare neppure una parola con una cubana.
La jinetera non è una prostituta, almeno come la intendiamo noi. Precisa ed informata come una agenzia di viaggi (conosce a memoria tutti i voli in arrivo e partenza da Cuba e tutti i tour operator che organizzano i soggiorni), attende il turista all'entrata dell'albergo e, studiandone il comportamento solo per qualche ora, la jinetera identifica il "suo" turista, in base alle caratteristiche dello stesso. Poi, passa all'attacco. Fiera come una belva (nei confronti della concorrenza delle altre ragazze cubane) ma dolce ed affabile nei modi, tesse una fittissima rete intorno alla sua preda, della quale già pregusta i frutti, facendola cadere in una inevitabile trappola.
Di solito sono complici il sole, il mare e gli afrori tropicali che innestano, laddove ce ne fosse ancora bisogno, strane voglie ed insaziabili pruriti. Il turista, già predisposto dal "sentito dire", pensa superficialmente che la ragazza che gli si propone non sia altri che una prostituta con la quale passare una settimana all'insegna del divertimento e del sesso sfrenato. Ciò corrisponde in parte a verità, ma è una ipotesi molto riduttiva. La complessa realtà è quella che la jinetera, mai si farà sentire come una puttana ma, con modi e discorsi, si farà accettare come la ragazza tropicale della porta a fianco, fatta solo di sentimento e dolcezza. Sesso sì, ma consapevole del fatto che è lei che, alla fin fine, ha scelto di farlo e con chi. A volte tutto ciò è vero. Altre volte si nascondono tristi circostanze. Ragazze che professano la jineteria sono già sposate con ragazzi cubani che le mandano, con tutti i mezzi, a battersi con le altre alla conquista dell'italiano o dello spagnolo che le regalerà oggetti, vestiti e, soprattutto, preziosi dollari che finiranno nelle tasche del poco geloso marito.
La differenza è fatta da sguardi dolci, da parole sussurrate all'orecchio, dalla importanza che danno al turista e che lo fanno sentire apprezzato ed amato per l'eternità. Immaginate il successo di tale politica, riscontrato nelle sensazioni di un operaio del nord abbruttito da 11 mesi di anonimo lavoro in fabbrica, o del piccolo imprenditore padre di una famiglia oramai adulta e poco propensa ai sentimenti, trovare un'anima gemella, giovanissima e disponibilissima che si commuove per un piccolo regalo, o che ringrazia per un invito a cena. Un cupo alone di dolcezza si incunea nel cuore del nostro turista che, per tutta la durata del suo soggiorno, continuerà a regalare e a promettere tutto il possibile. La bomba ad orologeria esploderà durante il viaggio di ritorno. Quelle lunghe ore di volo passeranno in compagnia del ricordo dell'ultima notte d'amore, dello straziante "arrivederci" lanciato nella gremita sala d'attesa dell'aeroporto tra una lacrima ed una birra Hatuey o, ripensando, alla pelle giovane e vellutata della propria novia.
E' in questi istanti che il meccanismo apre le porte al desiderio di ripartire il prima possibile. Iniziano fitte relazioni fatte di lettere che non arrivano e telefonate fatte ad ore impossibili (ci sono sei ore di differenza di fuso orario), che si accompagnano a serate troppo lunghe da passare in compagnia. Cuba, la jinetera, ha colpito con successo: si riorganizza un nuovo viaggio, fatto questa volta, seguendo le "dritte" ricevute da Cuba. Non più alberghi (non fanno entrare i cubani residenti) ma una bella casa particular che costa meno, è più discreta e ci puoi portare chi vuoi. Non più agenzie di viaggio (se non solo per acquistare il biglietto aereo), non più ostacoli. Solo le valige dove mettere tutto quello che occorre e che da Cuba hanno richiesto (merce che servirà alla jinetera per farsi bella ma anche per rivendersela una volta partito nuovamente il turista), ed un mucchio di dollari....”.

Hasta luego

Nunzio o se preferite………..Nuncio!!!!!

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