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ultimo aggiornamento: 03/09/05
il riferimento di chi ama Cosenza e dei Cosentini in giro per il mondo
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VITA DA FORUM di Pierfrancesco Riccardi
Cosa scrivono i Cosentini in The World nel loro forum. Non ti viene voglia di iscriverti subito?

In questa rubrica raccogliamo alcuni fatterelli, aneddoti, piccoli episodi di vita quotidiana, vera o presunta, che sono passati attraverso il forum dei cosentiniintheworld in questi mesi. Lo scopo è quello di tratteggiare le caratteristiche salienti della "cosentinità" rimanendo in bilico tra il serio e il faceto. Per parlare, sorridere e, perchè no, riflettere un po'.


I "figurini" 
Una sera su corso Telesio, scendendo verso piazza Duomo. Arrivati alle soglie della piazza sentiamo il solito brusio della folla, ma non riusciamo a vedere nessuno. La piazza era stranamente deserta e anche il "beat" era completamente vuoto. eppure il brusio c'era e non si vedeva anima viva. Scendiamo ancora di qualche decina di metri e ci si svela l'arcano: l'intera gioventù cittadina giaceva assettata supr'i scaluni d'u Duomu. Dico TUTTI, assiepati, uno sull'altro e con un'intera piazza a disposizione. Sembrava una gigantesca figurina Panini, mancava solo la didascalia "accosciati da sinistra".

Il traffico e la tecnologia - I - L'Ignaro 
Ho preso l'abitudine di girare da Arcavacata per evitare il traffico dell'università. E' un po' più lunga, ma almeno si cammina. A S. Stefano mi immetto sulla 107 e dopo poche centinaia di metri un rallentamento e una lunga coda. Si camminava a passo d'uomo, roba da lasciarci la frizione. Le curve e il traffico sull'altra corsia impedivano alle auto di superare l'ostacolo che mi rimaneva ancora invisibile. Finalmente il rettilineo e la possibilità di superare. Il traffico si velocizza e dopo poco sono a vista dell'ostacolo. Era lui, l'ignaro o almeno un ignaro. Stava seduto, coppola in testa, su un carretto che forse si era fatto da sé, con delle assi e quattro chiodi. In mano le redini. U ciucciu faceva un'andatura serafica e appariva ancora più ignaro dell'uomo, ma non aveva la coppola in testa. Se ne andavano tranquilli, indifferenti a un mondo che indegnamente gli sfrecciava accanto. Questa Calabria esiste ancora, è ancora qui, a pochi metri dal computer che sto usando adesso. Chissà per quanto tempo ancora resisterà la razza degli ignari. E al suo posto cosa ci sarà? Siamo sicuri che nel cambio ci si guadagni?

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Il traffico e la tecnologia - II
Forse ricorderete, che qualche giorno fa vi parlai di un tale che bloccava il traffico sulla SS 107 con la sua carretta trainata da un solerte ciucciarieddru. In realtà si trattava solo di un revival, dolce è malinconico a dire il vero, ma comunque piuttosto lontano dalla modernità che ho avuto modo di constatare oggi. Come al solito percorrevo la 107 verso l'una, tornavo a casa per pranzo. Stesso tratto, stesso rallentamento e incolonnamento. Unica vera differenza apparente, la testa di cazzo che, munita di potente BMW, si accoda dietro di me e un'altra ventina di macchine e non trova di meglio da fare che lampeggiare. Ma questo si rivelerà solo un piccolo dettaglio. Arrivati sempre sullo stesso rettilineo, la coda finalmente incomincia a defluire, le macchine si spostano sulla sinistra e superano una per volta (tranne il BMW che, lampeggiando come un albero di natale, ha percorso circa duecento metri contromano e s'è ricuotu jistime da ambedue i sensi di marcia). L'ostacolo questa volta era n'apiceddra, targata CS 3 o forse 4. Al volante (manubrio?) il solito ottantenne 'ccu ra cuoppula. Una sola mano sul volante, perché con l'altra reggeva un telefono cellulare di ultimissima generazione. Di quelli, per intenderci, di circa 2 mm di lunghezza e 2?g di peso. Un giornale radio nel frattempo mi informava del taglio dei tassi in America e della relativa impennata di nasdaq. L'omino stava, quindi, aggiornando il suo portafoglio titoli alla luce dei recenti sviluppi. The times they are 'achanging, ragazzi, anche a Cosenza.

P.S. L'ardita manovra non è riuscita al BMW. L'ho ritrovato esattamente d'avanti a me al semaforo. Insomma, sono l'unico che è riuscito a fregare. Livida d'invidia, la mia renault 9, più o meno coetanea dell'apiceddra, non ha resistito a fargli un prolungato lampeggio al semaforo rosso.

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La protezione civile
Il terremoto era previsto per le sei pomeridiane. Ancora non si è riuscito a capire da chi fosse stato previsto. La voce che si era sparsa è stata questa: Uno sciame sismico sarebbe stato registrato dagli strumenti (questo potrebbe essere vero, abbiamo avuto delle scosse di recente) e sarebbe stato l'indicatore inequivocabile di un big one, atteso appunto per le sei pomeridiane. In città pare si sia scatenato il panico e parecchia gente si è riversata per le strade. Tra le altre cose, ho anche sentito che i gestori di una rosticceria hanno chiuso l'esercizio e, in vista dell'urgenza di soccorsi, hanno pensato bene di portarsi dietro la friggitrice. Lodevole iniziativa: dopo l'azalea per la ricerca, la mela per la sclerosi multipla, finalmente arriva anche "u cuddrurieddru ppi ru terremotato".

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L'adolescenza
L'angolo, che da Corso Mazzini immette in Piazza Fera, dev'essere un crocevia fondamentale per le correnti d'aria che si incanalano nelle vie di Cosenza nelle giornate più fredde. Sarà una mia impressione, ma in quell'angolo c'è sempre vento. Un vento gelido e tagliente, che attraverso la pelle arriva in ogni angolo del corpo e dell'anima. Un'impressione simile me la diede la Gioconda a Parigi. Stavo lì e quel quadro mi osservava. Era come se da un momento all'altro quel ritratto dovesse allungare un braccio con un indice puntato diritto verso di me. Quel quadro ha un anima. Così come un anima ha questo vento, che mi punta contro il suo indice. Ecco il mistero: dobbiamo cercare l'anima della città. Quest'anima esiste, ve lo giuro. Esiste nel vento di Piazza Fera e deve esistere anche nei due ragazzi che quella sera hanno recitato una scena che già mi era stata raccontata più di quindici anni fa. Avranno circa diciott'anni e litigano come si litiga a diciott'anni. A un certo punto, lei non ne può più, si allontana e va verso alcune amiche che le chiedono: "vi siti liticati?" Lei risponde con una certa prontezza di spirito:"No, facimu sempr'accussì, quannu ni vulimu bene". Poi torna indietro, con evidente intento di riconciliazione. Lei è carina e già esperta dell'arte femminile della moina. Se lo coccola un po' con un sorriso convincente. Lui vorrebbe mostrarsi ancora riottoso ma lei torna alla carica: "Ià, Amò… fammillu nu sorriso." Il dado è tratto. Lui si scioglie in un sorriso convinto e prendendole impetuosamente i fianchi si dichiara: "Tesò, chi t'è muortu…Quanto ti amo!"

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La politica
Correva l'anno 195....................la memoria non mi aiuta e parlava, dall'unico balcone di una delle case che si affacciavano sulla piazza della chiesa del mio paesello, un tal: poteva essere un Misasi o Antoniozzi o similar pensiero: Vedo, parlando della Valle del Crati e del circondario, valli ubertose e ciminiere fumanti..........................: fra gli ascoltatori una donna rivolgendosi alla vicina: Cummà? Jamuninni Chissu vò 'mbizzà fuocu a ra fucagna.

Un tale raccontava del farmacista del suo paese che era indagato per una truffa. Il farmacista era comunista. Concludeva che tutti i farmacisti erano dei ladri. O forse tutti i comunisti, non ricordo bene...

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Il Capoluogo
La corriera partiva dalla piazza alle 06.30, dopo un quarto d'ora arrivava alla stazione per prendere la littorina proveniente da Sibari e alle sette minuto più minuto meno ripartiva, dopo circa un'ora arrivava a Cosenza. I viaggi e le occasioni per andare a Cosenza erano comuni a tutti:l'ospedale, lo specialista, l'avvocato, il notaio, le spese importanti per il matrimonio, qualche remoto ufficio statale. La prima cosa che si sentiva appena fuori dalla stazione era l'odore del pane caldo appena sfornato. Era d'abitudine andare in quella bottega proprio di fronte alla stazione per comprare 'na colazione a base di pitta e mortadella profumatissima. Il buon bottegaio teneva delle pitte porzionate a metà o a quarti, e se non le aveva impugnando il coltello con la destra faceva segno sulla pitta che teneva nella sinistra quanta ne dovesse tagliare, bastava fare un cenno col capo , senza proferir parola. Il buon'uomo appena entrato chiede una colazione, il bottegaio le fa cenno al quarto, segno di diniego, le fa segno alla metà, altro diniego, faccia del bottegaio stralunata ed interrogativa. Combàh:cadenzando e scandendo bene le parole: J a c c a m ì l a.

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Le Infrastrutture - SS 106
Il Santo caracolla davanti a me. Lo portano a spalla una decina di uomini vestiti con delle tuniche bianche. Davanti a loro, intravedo i paramenti del sacerdote e, dietro, un gruppetto di donne anziane, anzi, per dirla tutta, di vecchie, tutte bardate di nero dalla punta dei capelli fino ai piedi. Pensa un po' che fortuna: a quest'ora avrei potuto trovarmi incolonnato ad una qualunque barriera di Milano, e invece sono qui, sulla SS 106, a seguire una processione a Siderno.

Ho passato la mattinata agli scogli di Africo. Scogli bassi, a pelo d'acqua. Ne ho scelto uno sul quale sedermi tenendo le chiappe, gli ammennicoli e i piedi (l'essenziale, insomma) in acqua, e lì ho passato l'intera mattinata. Di fronte, un costone di roccia bianchissimo è solo di rado disturbato da reminiscenze del genere umano: delle vecchie "littorine" che scorrono lente sul binario che qualcuno gli ha incastonato sopra. Dallo stereo sulla spiaggia, mi giunge l'eco di Battiato a ricordarmi che "il giorno delle fine non ti servirà l'inglese".

L'umore è ancora quello della mattinata e io sono ancora in grado di lasciare che il tempo riempia se stesso. Incolonnato dietro la processione, evito di chiedermi a che ora riuscirò a essere a Cosenza. A un certo punto la processione svolta in una traversa laterale e io riprendo a camminare.

Con umorismo, devo ammetterlo, l'ANAS provvede a riportarmi alla realtà: il cartello stradale blu porta la scritta SS 106 ma, più in basso, trionfa un riquadro verde, a ricordare che quella strada è la E 90. " A prescindere", avrebbe detto Totò. Poco fuori Siderno, il Mc Donald tenta di sconfiggere definitivamente la mia vacanza. Per fortuna ho ancora nelle orecchie il canto gracchiato dalle vecchie: "alla fine che sarà - ogni cosa è vanità"

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