Sguardo su Cosenza
(e non solo...)
Curiosità, situazioni, luoghi, personaggi, avvenimenti, immagini visti con gli occhi dissacranti dei Cosentini
in the world |
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Ne leggerai delle belle!
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ritrovi un personaggio mitico di Cosenza!
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In
Sila, a Camigliatello Silano |
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1 Camigliatello Silano
metà degli anni ottanta ai primi di settembre , siamo in via Roma,
sul corso principale. Uno storico villeggiante, grande appassionato
silano, entra nel bar più importante dell'amena località,
all'epoca l'unico o quasi, e ordina una Coca-Cola. Al primo sorso
esclama sorpreso : "Ma... scusi, questa Coca Cola ...è
...calda" Risposta fulminante con fine accentazione montanara
del gestore : " e simu a 'ra Sila..." alludendo alla
mitezza del clima che non richiede refrigerio e alla pretestuosità
della richiesta ricevuta.
2 Camigliatello
Silano, agosto 2003; una simpatica signora che villeggia in Sila
entra in un noto panificio delle Forgitelle e si rivolge al gestore
con voce argentina: "...ma quei cornetti buonissimi che
facevate l'anno scorso... non ne avete ?" Con aria di chi la sa
lunga, il fornaio risponde: "Noo-oo, ...unn'i facimu chiù....
e c'era troppa richiesta. Figuratevi ca vinianu 'i Lorica per
comprarli, ...'un ci stàvamo chiù appriessu. ....Però quest'anno
facciamo i taralli che sono buonissimi !" e tenatìlli 'sti
taralli, tenatìlli !
3 Camigliatello
Silano Agosto 2003. Hotel XYZ a metà del corso principale, noto
anche per la dignitosa pizza. Sala ristorante semi vuota, non più
di due o tre tavoli occupati. Un amico entra e si rivolge al
gestore: "Scusi, vorrei prenotare siamo in 8 " Risposta:
"No mi dispiace non accettiamo prenotazioni" L'amico:
"Capisco, ma guardi che arriviamo tra dieci minuti gli altri
sono davanti al bar Leonetti per l'aperitivo" Il gestore :
"Le ho già detto che purtroppo non accettiamo prenotazioni
perchè spesso ho dovuto mandare via delle persone per aver
accettato prenotazioni" L'ingenuo: "Ma il locale è
semivuoto e poi io sono qua di persona" Il granitico gestore
specializzato con un master in Trentino Alto Adige: "Mi
dispiace !"
4 Camigliatello
Silano Agosto 2003. Localino di prodotti tipici in cima al corso
principale. Esposto in bella vista su un banchetto un caciocavallo
selezionato per degustazione. Un amico ne assaggia un pezzettino
estasiato, perchè quando il caciocavallo è buono è una vera
leccornia. "Senta scusi vorrei comprare questo caciocavallo, è
veramente buonissimo" Il commesso: "Mi dispiace è solo
per degustazione". L'amico, un ingenuo incallito : "Come
scusi ? e che lo fa degustare a fare ?" E quello : "'U
principale ha dittu che non è in vendita" Ancora l'amico:
"Ma insomma, glielo pago quello che vuole !!!" Da dietro
il banco il principale con l'aria seccata di un aristocratico che fa
uno sforzo pazzesco : "E vabbù !, ...daccèllo su casicavaddru
...sono tot Euro al chilo..."
5 Camigliatello
Silano Agosto 2002 A metà del corso principale, in un alimentari
che prepara anche colazioni i panini giunti dal forno sono in
vendita in confezioni da dieci. Un cliente: "Senta, di quei
panini ne vorrei due con salame e formaggio" Il proprietario:
"e non si può, ... si vendono in confezione intera"
"Ma io ne voglio solo due" dice il potenziale cliente.
Risposta: " e non lo so , mi dispiace...". Un altro
cliente appena riavutosi dalla stessa disavventura con quattro
colazioni fatte e sei panini in esubero gli si rivolge:"guardi
glieli do io due panini, chè a me non servono". Il signore
ringalluzzito si avvicina al banco e fà: " mi fa due colazioni
con salame e formaggio ? " Il gestore :" e no, non si può
...non ne facciamo colazioni così"... scoppia la bagarre. |
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Cosentini
in trasferta |
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In certi casi sono
contento di essere cosentino, in quello che ti racconto di sotto un
po' meno.
Aereoporto di Linate
ore 23.00. Fila per uscire dall'areoporto ! (mai successo a parte
quando piove) Era successo di peggio: un gruppo di cosentini (una
ventina) bloccavano le due uscite (quelle vicine ai taxi) blaterando
e chiamandosi a 50 db fra loro, immagino aspettando un qualche
autobus. Ai "per messo" e ai " per favore potete
spostarvi ? " non arrivava nessuna risposta . Al mio " e
jiamu ... arrassatevi", colti in flagranza, hanno fatto varco. |
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U
Paccu |
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" U paccu i mamma
" ( .... no' ddi papà ... pe' piaciri un capisciti mali... )
Indirizzo : c' è
sempre u titulo ( Dr .. Ing.. Avv... ecc... ohi mà u sta mannannu
aa mmia!!!!!! )
Struttura: Cartone da
Barilla o du Mulino Bianco ( su i cchiù resistenti ) e spago
intorno a ricordo d' i valigi i cartune i na vota
Composizione:
a.. Kit i sazizza fresca cu pipi e senza per grigliate ccu l' amici
( bell' i mamma faccia a senta ari compagniucci tua ... ohi ma'
tiegnu trent' anni !!!! )
b.. Kit i suppressate e sazizze siccate ( quannu ni tieni gulia ti
nni mangi nu pocu... e ingrassu nu tantu!!!!)
c.. Dua chili i casicavaddru i Bocchigliero ( chiru DOP.... )
d.. passata i pimmaduaru ( ca su chiri buani fatti curi sammarzano
ma no' du scartu ma ppe insalata..... ohi ma' basta c' n ci trasa
cchiu nente ara casa !!!! )
e.. Turdiddri, scaliddre si simu sutta a Natale ( ma anche dopo )
oppure Cuculi sutt' a Pasqua ( ohi ma' ni basta unu....no
duacientuottantotto...... )
f.. Na barra i tri chili i cicculata ( ccussi ogni tanto ti tira su
i zuccari ntru sangu mentre studi..... aru nord unni vinnanu
cicculata sicunn' attia ohi ma' ? ) g.. Na pitticieddra frisca
frisca ( ca mo' cch' è arrivata se già ntostata !!! ) h.. Nu pane
da majiddra ( Ah ca buanu i ccussi un ci nna'...... )
Ad ogni modo, se mai
ritornerò in patria, penso che questo rimarra uno dei più bei
ricordi della mia esperienza lontano da casa. |
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Pensiero
libero di un cosentino in the world |
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Combatto in ospedale..sono
un medico....ho il cuore gonfio di amarezza perchè mi rendo conto
della mia solitudine!!!! Lavoro a "rischio continuo",con la
tenacia di chi non cede. Non mi lamento perchè ho uno stipendio che
mi consente una qualità di vita discreta.....ma credimi, avrei voglia
di scappare...di andare lontano dai "cosentini in the city":
Di bello qui c'è la Sila e non gli spezzanesi, il pecorino e non i
"putigari",il mare e non le cacche galleggianti di un
depuratore mai funzionante, il Crati ed il Busento e non i
"sindaci" di tutti i sessi con relative "amministrazzzzioni";di
bello c'è Telesio in piazza prefettura (senza la penna perchè
spezzata da qualche "varviere" nostrano) e non i licei ormai
intellettualmente cadenti , caduti e caduchi;di bello c'è l'aria
delle notti di luna piena,magari alla villetta di via Roma, con i suoi
rumori lontani e non le aree urbane, disurbane, fetide e disumane; di
bello ci sono gli amici ormai perduti (che una volta chiamavo "i
soci"!) e non i servizzzi "sociali" da loro gestiti o
amministrati, di bello c'è il ricordo dell'eretiche risate giovanili
ormai svanite e non l'ipocrita stretta di mano prelettorale del tipo
"ti ricordo con affetto e simpatia", coadiuvata da un
"riso" ghignante;ancora,di bello c'è la cultura dei
cullurielli (con o senza il rotacismo delle drdrdrd) e la verità del
vino di cantina e non la barbara sbronza "outpub" di una
birra "nonappartenenteci" neanche nel sapore così amaro;di
bello c'è l'Accademia e non la pseudoscienza di scienziati da
località "cannuzze" (con il dovuto rispetto per gli zingari
sfrattati);di bello c'è il capretto di Luzzi e non la maleducazione
di "luzzitani laureati" che infestano di "se
avrei" uffici,poste,ospedali ,ambulatori, cessi etc etc ;di bello
c'è il ricordo delle bellissime commesse della standa anni 60, che
sfidavano in gonnacorta le scale mobili di bertucci e non la protervia
delle "mappine" dei vari metropolis, gransoli, doppifiumi e
fiumare di recente rinomanza; di bello c'è il ricordo d'imparare da
chi realmente insegnava e non la lotta quotidiana in ogni dove, con
tutti i "provessori" o presunti tali che presumono "d'imparà
all'atri" ciò che consapevolmente hanno,FORSE, solo
"visto" fare o solo "sentito" dire e non sanno di
fatto fare ne' dire;di bello c'è la fiaba d' un tal Ciccio De
Marco,in dialetto cosentino, pubblicata recentemente in pochissime
copie e declamata in un' oscura televisione privata, ma non
rintracciata neanche nella biblioteca comunale dei ragazzi, e di non
bello c'è l'idioma degli "ohicò", che da tutte le tribune
bruzie (e mai BRUTIE) si adopera per offendere la lingua italiana con
i suoi "ondevitare", facendo meglio ad imparare dal suddetto
Ciccio De Marco ,che pur parlando il dialetto cosentino, ma vivendo
altrove, sicuramente sa che onde non regge mai l'infinito; di bello
c'è il tuo dire nel ricordo di tua madre e non la mia tristezza per
non aver piu' padre, nè madre, nè nonni/e ....e mi fermo qui...convinto
che ognuno di noi possa aggiungere qualcosa...qualcosa per recuperare
a nuova vita quella Cosenza che non c'è piu'. Cosenza è passata alla
storia per aver visto fucilare i Fratelli Bandiera,,eroi
risorgimentali, ma di fatto rivoltosi contro un ordine che governava
,allora, sicuramente meglio d'adesso: vorrei che passassero alla
storia anche quei fucilieri che eseguirono la condanna...loro furono
obbedienti esecutori d'un Ordine costituito e fedeli servitori dello
Stato....quanti di noi cosentini sanno chi erano e chi sono i loro
discendenti???? Mi piacerebbe averli in questo forum...per
raccontarci la vera storia nostra e dei nostri avi.
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Cercando il vino a Verbicaro |
| Questa la voglio raccontare perchè secondo me merita......
Ieri mattina di buona lena ( solo perchè sono in ferie!!!!) mi sono svegliato e con la mia
Alessia abbiamo deciso di avviarci verso nuovi lidi.
Il punto di destinazione ? Verbicaro. Lo scopo ? Acquistare del buon vino,
che lo ricordo ai meno ferrati in materia, è DOC ( ricordatelo DOC!!!! ). Dopo 1h e 45 di comodo viaggio su mulattiere ( le strade
scommpaiono superato il cartello Grisolia..... ), fra pendenze addolcite da un numero elevato di vigneti ( tanti credetemi !!) siamo
arrivati in quel di Verbicaro.
Preso dalla smania di acquisto sono sceso dalla mia vettura per chiedere l' indirizzo di
qualche azienda agricola che mi potesse vendere del buon vino DOC. La risposta ? Ve la lascio immaginare.....non è
difficile....forza.....vabbè ci penso io....
Allora in ordine: La Cantina Sociale è chiusa da anni perchè compravano l' uva e non la pagavano Il vino è prodotto da tutti ma solo
alcuni ( privati ) lo vendono..chi sono...omertà.
Insomma in un'ora dopo aver fatto del ping-pong fra vari negozi ( tutti mi rimandavano ad
altri ) senza che nessuno mi desse un nome di riferimento, mi illumino ( ma non d' immenso )e decido di andare ad Orsomarso che fa parte
del territorio indicato dalla disciplinare . Altra mulattiera, altre vigne....finalmente Orsomarso. Stavolta vado a botta sicura:
chiedo al Farmacista il quale molto cortesemente mi spiega che esiste qualcuno che imbottiglia Verbicaro. E' l' ex-sindaco ( fra l' altro
non calabrese.... )che viene contattato e che mi dice di non riuscire oggi ad incontrarmi perchè il comune è stato commissariato e lui
devepassare il testimone alla commissaria...In più mi spiega che il Verbicaro lui lo imbottiglia verso Maggio...vabbè.....
Deluso affranto, sudato ( mamma chi cavudu...) non mi perdo e provo a recarmi in un'
azienda agricola che avevo notato sulla strada che porta verso Scalea ( Az.Agr. Bounicose ). Cancello aperto...entro ma come un mastino ,
inesorabile, mi placa il fattore con un OOOOOOOHHHHHH epico.
Allora chiedo lumi sull' azienda e lui con omertà tutta siciliana mi risponde che non sa niente e non sa quando ritornano i
proprietari....vabbè incasso e vado via. Non volevo tornare a mani vuote....setaccio la zona come un segugio finchè non trovo un'altra
azienda agricola ..... mi fiondo come un falco alla ricerca di qualcuno....trovo la proprietaria e le chiedo cosa vendono....lei mi
risponde <<cosa vi serve?>>...ed io rispondo prodotti del territorio..la risposta? << Si abbiamo vino, formaggi, salami
ma li utilizziamo per i clienti dell' agriturismo>>????????... ed io cchi signu scusami nu po'... Trafelato come pochi, come un cane
bastonato rientro in macchina..fra me e me( con qualche jestima ) penso che tutto ciò non è reale e, dunque, non può essere possibile.
Non mi resta che tornare a casa.
Ho perso e devo accettarlo. Ma in me resta tanta rabbia. Sapete perchè? Abbiamo un vino DOC, tante vigne in un posto stupendo ma nessuno
ha mai pensato unpò oltre il suo orticello, senza fricare, con lo scopo di far crescere l' economia.
Voto 1 Possibile che dobbiamo sempre attendere l' inventiva di altre persone fuori regione?
Voto 3 Ma che senso ha aprire un' azienda agricola se poi non si pensa al prodotto?
Voto 3 Ma perchè non impariamo a relazionarci con gli altri in maniera garbata e con savoir faire?
Voto 4 Ma è mai possibile che resteremo sempre questa Calabria? |
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Customer Care |
Ho goduto del savoir faire delle
"garbatissime" signorine della Simet. Le cose si sono svolte cosi: telefono al numero di CS
IO : Buonasera. Vorrei informarmi circa la disponibilita' di...
LEI (Interrompendomi bruscamente): Non le posso dare alcuna informazione circa la disponibilita' di posti in quanto abbiamo i
terminals bloccati
IO Ah capisco. Fra quanto prevede sara' risolto il problema?
LEI Soprattuto non prevedo. Provi a chiamare fra un'oretta. CLIC!!! |
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Tornando a casa a Natale
- cronaca semiseria di un viaggio a Cosenza per le festività natalizie |
| Venerdi 20 dicembre, ore 16,00 comincia, dopo il solito rinfresco
natalizio offerto nella solita società di consulenza-milano centro, la rincorsa verso casa, verso la famiglia, quella vera, quella che
non ti scegli, verso quell'atmosfera natalizia che con spirito da reduci andiamo inconsciamente cercando ogni volta che rientriamo
"dall'estero" per il natale.
Metrò, ultimi acquisti, ultimi saluti, con la testa ancora nella riunione fiume del
mattino dove qualcuno che ci mette i miliardi non capisce come mai non ne porti a casa ancora di più. La cravatta che stringe, il fegato
in disordine, uno spumantino di troppo in circolo e, soprattutto, un malcelato entusiasmo infantile… …ma sì …si torna a casa.
Valige, ancora valige, le piante innaffiate, uno sguardo nel frigo per evitare di trovarci
un rave party di ortaggi e formaggi, le chiavi, i biglietti, …via. Ancora il metrò. E si, perché nella "capitale morale",
nell'unica città europea d'Italia è una settimana che non si trovano taxi; semplicemente spariti, quei pochi che passano sono già
occupati, al telefono nessuna risposta e il traffico è un'allegra melassa che impasta le vie cittadine di fumi densi e armonici accordi
di tromba. Metrò o dovrei dire forse tritacarne, stipato d'ogni genere d'essere vivente: commercianti marocchini, intagliatori di legno
senegalesi, turisti giapponesi, meridionali in partenza, filippini in libera uscita, baùscia che li sterminerebbero tutti a colpi di
panettone, un prete, tre suore, giovani punkabbestia e "vecchiacci dalla canizie vituperosa" come avrebbe detto il manzoni,
massaie con la spesa, bambini viziati, donne incinte, uomini, mezzi uomini e quaquaraquà. L'umanità composita di una grande città
convenuta per l'occasione nel tubo sotterraneo ad incontrare me e la mia signora che ce la spassiamo sudaticci con due samsonite rigide a
tracolla. Un umanità che parla solo perché ne ha facoltà. Confusione, pressione, fiatoni a 5 centimetri di distanza; è solo il metrò
sotto natale, niente di strano. In quest'eccesso d'intimità può anche capitare che una tizia con l'aria di chi il metrò lo ha preso
tanto per spezzare la routine, ti faccia fare le tue 5 fermate per Cadorna con una stella di natale da trenta chili in mano, sciocchezze.
Milano capitale della solidarietà… - Ma insomma non va sto cacchio di treno ? si muove a passo d'uomo, che c'è che non và ? forse è
troppo pieno ?- -
Ecco ci siamo; caz.. ma che fa ? non si ferma ? - Il manovratore è semplicemente arrivato
lungo, quindi marcia indietro di 50 metri, - porca miseria-. Si aprono le porte, restituisco la stella di natale gigante un'attimo prima
di lussarmi la spalla - Arrivederci, auguri…- e qualcos'altro…. Poi su per le scale di corsa, si fa per dire con tre rimorchi da TIR
al seguito. Biglietti e via al binario 1 per Malpensa aeroporto. Ricordarsi di obliterare il titolo di viaggio nell'apposita… - 9 euro,
minchia ! per mezz'ora di treno, è l'euro che…aspetta fammi sentire: -…i signori passeggeri sono pregati di NON salire sul treno
fermo al binario 1… - Ma è solo natale ! non carnevale né il primo aprile, che sarà ? - Aspetta m'informo - fa la mia signora, già
pronta a sporgere delicatamente denuncia alla procura della repubblica. Il treno è guasto ma lo sostituiscono. Saliamo, e alla fine
saranno solo 10 minuti di ritardo. Mi assopisco nel torpore procurato dal troppo riscaldamento mentre un "turdillo" napoletano
attaccato al telefonino è preoccupato per la nebbia (mavafan…quello ci manca!). Scala mobile, via vai di razze e idiomi, solito tran
tran aeroportuale…check-in con file oceaniche e i soliti personaggi: un coriglianese di zurigo vestito di pelle con frange che sembra un
navajo, bambini viziati che strepitano per le patatine , accessori umani di telefonini ultimo modello, liti fra mogli e mariti per
l'eccesso di borse o per il regalo per zia Mimì rimasto sul letto… Al gate nessuna comunicazione ufficiale ma dopo un po' capiamo che
ci sarà almeno un ora di ritardo e, anche se i display segnano, asettici, le 20 e 40, alla fine ci vorrà mezzanotte a Lamezia. C'è una
ovvia atmosfera da agognato ritorno a casa per tutti, magari, dopo mesi di quella lontananza che evidentemente non è, per dirla alla
Mimmo Modugno, "..come il vento" ma un vero e proprio macigno. Nasi importanti, capelli crespi, barbe di due giorni, prognatismi
familiari, "shcocche rosse" come "mele cuoccie" per non dire dei pacchi e dei pacchetti a mano contenenti regali, panettoni e generi indispensabili per sopravvivere sotto Natale.
I bambini vengono allattati la per là, gli anziani siedono in terra che le poltroncine non
si usano più, demodé mi par di capire, facce preoccupate più del viaggio dal mare fin verso i paesi dell'interno, forse, che per il
ritardo accumulato in partenza. Insomma il volo sembra più un Pizzo Calabro - San Giovanni in Fiore che altro. Mi aggiro rassegnato per
la sala quando scambio uno sguardo involontario con un tipo, silano, …molto silano, sui 40, barba incolta, montone sulle spalle, moglie
col solito bimbo in braccio, che mi fa con voce stentorea e appenninica: - cchid'è…ma ne fannu ricoglie a'ra casa stasìra…?-. Lo
rassicuro con confuse motivazioni legate al pagamento del biglietto; emerge limpidamente l'inutilità di anni di studi finanziari;
aspettiamo. Alla fine si parte; ultime telefonate e ci siamo; il volo è pienissimo neanche un posto libero; sembriamo tutti molto
stanchi, c'è anche chi, per ingenua prudenza, si è recato in aeroporto con un leggero anticipo di quattro o cinque ore. Sorvoliamo Roma
che abbiamo già sgarganellato un aranciatina quando d'un tratto una puzza di bruciato crea scompiglio; sottile, acre, non così
sgradevole ma… Vuoi la stanchezza, vuoi l'eccesso di film che caratterizzano il mio scarso tempo libero già comunico a chi lasciare i
miei libri o a come sopravvivere all'ammaraggio del velivolo; la mia signora mi promette il divorzio all'atterraggio, ma lasciamo stare…
Subito il personale svela il mistero: 'na stronza sul metroecinquanta è chiusa in bagno a fumare come una liceale. Le fanno un culo
così. Ma si può ? ebbene si ! sul Milano-Lamezia tutto è possibile. Torna la pace e appaiono le luci della costa calabra …mi sembra
d'individuare Cetraro, Paola…boh! Poi puntuale, ennesima manifestazione di calabresità in volo: come l'aereo tocca la pista di
Sant'Eufemia …clack-clack-clack … uno comincia ad alzarsi, un altro ad aprire le cappelliere…e gli assistenti rifanno a tutti,
un'altra volta, un culo così. Ma si può ? ebbene si ! sul Milano-Lamezia… 4 gradi sul piazzale, mica male per essere al mare. Ci
ritroviamo tutti nella hall della riconsegna bagagli, è quasi mezzanotte il carabiniere di turno fa fatica trattenere fuori dalla sala
degli arrivi i parenti in crisi d'astinenza. Primo lotto di borse variopinte, …secondo lotto, …ecco il terzo…. l'addetto della Sacal
si dà da fare e a un certo punto sparisce, agile nonostante l'età, nello scivolo da cui fuoriescono pacchi e borse. Ne riemerge subito
dopo con un inappellabile:- …i bagagli sù finiti…- E' la rivolta. Spinte, urla, proteste garbate tipo "Alitalia di merda".
Una ventina di persone infuriate si ammassano davanti al "lost & found" e mi accorgo che nel fondo della sala altri bagagli
di voli dei giorni precedenti sono in attesa di essere restituiti. Mi rassegno. La mia signora è in fila e con la solita aria dolcissima,
sono certo che ha già in mente l'atto di citazione per danni e l'arringa in corte d'assise (si fa per dire). Accanto a noi una
nanerottola con occhialini trendy impreca alla sfiga e contro il Sud e con accento lombardo acquisito da meno di una generazione, minaccia
di ricorrere agli uffici legali della sua azienda - Adesso chiamo in Mediolanum …faccio vedere io…- e capisco improvvisamente tutta la
sciocca mortificazione di chi indottrinato a dovere con anni di corsi di formazione è convinto di rappresentare l'architrave economica
del paese per il solo fatto di vendere prodotti finanziari conto terzi. Cose da pazzi. - Signorina si calmi - - E' inaccettabile !!! - -
Abbiamo tutti lo stesso problema - insisto, col consueto aplomb di chi ha fatto studi classici. -
Io chiamo a Ennio Doris - - La smetta ! - urlo virile - …succede anche su Marte…- e si
cheta, per ora. Nevrastenici per l'accaduto che ovviamente non sorprende nessuno dell'Alitalia, pare succeda esattemente così da una
settimana, ripartiamo leggerissimi per Cosenza. Torneremo a Lamezia, sotto un diluvio, l'indomani per farci rilasciare la documentazione
di smarrimento e solo il giorno successivo per la riconsegna dei bagagli e la verifica della loro integrità ed è allora che succede il
fattaccio. Nel senso che mai ho incontrato qualcuno che risultasse approfittatore, disonesto, antipatico e …catanzarese… tutto
insieme. Ripartendo, infatti, dal posteggio sfioriamo il paraurti di una Opel Corsa produzione 1989, uno dei gioielli della tecnologia
tedesca del '900. Questa fa un sobbalzino, è evidente che nessun danno può essersi prodotto. Scende una tizia infuriata dal lato
passeggero e, aspirando qua e là le consonanti, fà: - …la macchina di papà…etc. etc. - La rassicuriamo, non ci sono segni di alcun
tipo; ma fiutato evidentemente l'affare, insiste utilizzando impropriamente le "T": - Si è rotto il fanalino !- Cerchiamo di
farle notare che non essendoci vetri rotti nel raggio di una sessantina di chilometri deve aver urtato altrove e in un'altra era
geologica. Nel frattempo, si avvicina il marito che interviene simpatico e loquacissimo prendendo nota della targa e grugnendo monosillabi
. Io accuso i due di essere dei raffinati umoristi da cabaret, il mio driver discute e prende le misure ai due; emerge trattarsi di
colleghi. Mentre ripasso in cuor mio i fondamentali della nobile arte la mia signora è già, mentalmente, alla Corte speciale per i
crimini di guerra dell'Aja.
Dopo un po' la cosa pare risolta. Ma si può ? si è possibile…etc. etc. Si riparte. Sono
le 19, sono passati più di due giorni dall'inizio delle vacanze, dall'agognato rientro in famiglia, dalla rincorsa verso l'atmosfera
natalizia, i ricordi d'infanzia e nulla è andato per il verso giusto. Ma in fondo, mi chiedo, in macchina, sotto la pioggia, verso
Cosenza …perché sono contento lo stesso….? |
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I commercianti di Cosenza
- cose che succedono a Corso Mazzini e dintorni |
| Avendo viaggiato in treno, con moglie incinta e figlia, e carico di
bagagli avevo pensato di comprare gli ultimi regali di Natale facendo un giro a Corso Mazzini la mattina del 23; fra le altre cose voglio
comprare un auricolare per il cellulare e un ciondolo (d'oro, argento o qualsiasi altro materiale costoso) per mia moglie. Mia sorella,
che si è offerta di accompagnarmi, mi dice: "Michè facciamo prestissimo, per l'auricolare andiamo alla Omnitel e per il ciondolo ne
ho visto uno bellissimo da Swarosky (ammesso che si scriva così) a piazza Kennedy".
Prima tappa Omnitel, corso mazzini
Micheluzzo: "Buongiorno"
Proprietario:"..."
Micheluzzo: "Avete gli auricolari per l'Ericson T22?"
Proprietario: "SI" (e mi guarda senza dire niente e senza farmi vedere niente).
Dopo circa una trentina di secondi in cui probabilmente avrà pensato che ero uno che faceva i sondaggi per la Doxa sulle forniture di
auricolari
Proprietario: "Serve altro?"
Micheluzzo: "No grazie...era giusto una curiosità...arrivederci".
Mentre io e mia sorella discutevamo sull'assurdità di questa scena e su come questa gente riesca a campare nel mondo del commercio
arriviamo alla seconda tappa (non senza aver notato un bellissimo annuncio sulla porta di un BAR che diceva: "Cercasi Polacca".
Se qualcuno me lo sa spiegare....)
Seconda tappa Swarosky, Piazza Kennedy
Sorella: "Buongiorno, avevo visto un bel ciondolo qualche giorno fà in quella vetrina, mi sembra fosse a forma di croce"
Commessa: "Sono finiti"
Micheluzzo (pensa): "Mò ni fà vida tutti chiri ca tena"
Sorella: "Qualcosa di simile?"
Commessa: "Eh...ne abbiamo tanti..." (da notare che in negozio c'eravamo solo noi).
Altri trenta secondi di imbarazzo in cui io ho seriamente pensato di essere su una candid camera.
Micheluzzo: "Forse capisco perchè ne avete tanti...arrivederci" |
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Adulti e vaccinati -
peripezie di un ignaro viaggiatore in partenza per l'India |
| E' un 'esperienza che dovreste provare. Come saprete, devo andare
in India e nei giorni scorsi ho fatto un giro per fare un po' di vaccinazioni. La storia inizia così. Prendo l'elenco telefonico e cerco
l'ufficio vaccinazioni della ASL: Piazza Cappello. Giusto, mi dico, era lì anche allora. Vado.
Al posto dell'ambulatorio delle vaccinazioni ora c'è una postazione del 118. Pazienza, mi
dico, vai a via Alimena, alla sede dell'ASL, e fatti dire dov'è. - Piazza Cappello, dice l'usciere. -Non c'è, dico io. -allora via delle
Medaglie d'oro, si corregge impassibile l'usciere. Vado a via delle medaglie d'oro.
Qui trovo sei o sette persone in mezzo alla strada e un tale che armeggiava con grimaldello
e piede di porco nell'intento di sfondare la porta dell'ambulatorio. Le sei o sette persone erano tutti gli impiegati, medici e infermieri
dell'ambulatorio. Tutti hanno in dotazione la chiave. Quella mattina avevano tutti pensato che qualcun'altro l'avrebbe portata.
Qualcun'altro non c'era. Dopo una decina di minuti e la porta ormai circolare ma sempre chiusa, quello che pareva il capufficio chiede ad
un suo sottoposto uno sforzo di volontà: " va' piglia 'ssa chiave ara casa". "Ma iu a 'qquannu a'qquannu aiu truvat'u
parcheggio...", lamenta quello. Comunque va. Fanculo, dico io, vado a prendere un caffè.
torno dopo una decina di minuti e finalmente la porta è aperta. Vado allo sportello e
aspetto educatamente che gli impiegati finiscano di scambiare le quattro chiacchiere di inizio mattinata. Alla fine una signora si degna.
Espongo il mio caso e lei mi chiede l'anno di nascita. Avuta l'informazione, si avvia presso un archivio dal quale estrae un cartoncino,
contenente l'elenco di tutte le vaccinazioni che avevo fatto. Me lo porge e mi indica la sala d'attesa, dove vado ad accomodarmi,
ripassando la mia infanzia codificata nel cartoncino. In fila con me ci sono altre persone, la più grande delle quali avrà sei mesi. Mi
guarda con l'aria di chi si ritrova un ripetente in classe il primo giorno di scuola: imbarazzante da morire.
Finalmente arriva il mio turno e mi fanno accomodare nell'ambulatorio. Qui, mi spiegano che
non ci sono vaccinazioni obbligatorie per l'india, solo malaria tetano e febbre gialla consigliate. Il consiglio, comunque, viene
verbalizzato su un registro. Così, tanto per non finire in galera, mi spiegano. Accetto il consiglio. Per la malaria dovrò prendere
delle pillole da comprare in farmacia. Per il tetano e la febbre gialla c'è da fare una puntura. Il vaccino anti-tetano me lo iniettano
in quello che una volta era un deltoide e, con grande impressione dei miei compagni di scuola, l'affronto con freddezza, riuscendo
addirittura a trattenere le lacrime. mentre attendo la seconda iniezione, mi invitano a rivestirmi dicendomi che la febbre gialla dovrò
farla a Catanzaro. Mi spiegano che a Cosenza non lo tengono, il vaccino, perchè non c'è grande richiesta:"sa com'è, sono prodotti
deperibili". Mi trattengo dalla solita polemica da CSIW ed evito di chiedergli come mai il prodotto non deperisca a Catanzaro. Mi
rassegno e chiedo se mi danno il numero del centro di Catanzaro. Non ce l'hanno. La pazienza vacilla ma riesce a non cadere: "come
faccio a rintracciarlo?". Attraverso la telecom, è la risposta. Perdo la calma ma non la signorilità. "Come attraverso la
telecom...non li danno a Cosenza gli elenchi di Catanzaro!", esclamo mentre con lo sguardo cerco di fargli capire che sono un
ripetente, io,non ho mica sei mesi. Con grande signorilità, questo va detto, il medico mi elucida: "guardi signor Riccardi, la
prassi è che lei chiama il 12 e si fa passare il centralino dell'ASL di Catanzaro, che poi le dirà quale numero chiamare" Sono
esausto e sconfitto. Torno a casa e seguo la prassi. Domani vado a Catanzaro. |
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Cartolina autunnale da Cosenza |
| Della Calabria si descrivono sempre i paesaggi estivi o invernali.
Credo di non aver mai visto una cartolina della Calabria in autunno. D’altra parte, una cartolina non sarebbe sufficiente a trasmettere
quello che questa valle sta raccontando oggi. Ci vorrebbero van Gogh o Hemingway. E scusate se è poco. In questo momento, la luce che
passa attraverso la finestra si fa un po’ più intensa, e davanti a me ho i riflessi metallici degli ulivi. A sud il cielo ancora molto
scuro attenua la bianchezza di monte Cocuzzo.
Dall’altra riva del fiume, la Sila pare un gigante nero che combatte una dura battaglia
contro le intemperie. La battaglia pare persa in partenza ma, verso nord, il diradare del gigante verso lo jonio apre la strada a una
luminosa speranza. La coltre grigia di nubi si interrompe con una discontinuità, come se sbattesse contro un ostacolo invisibile. Oltre
la linea delle nubi il cielo si fa inaspettatamente di un celeste tenue e piccole e tonde nuvole rosa ricordano gli interni di piccole
chiese di paese. Mancano solo gli angioletti grassi. Giù in fondo, un grandioso Pollino rilancia una luce bianchissima che dà sollievo
al gigante.
L’azzurro avanza, e la Sila adesso incomincia a mostrare il suo colorito bruno. Giù
nella valle, la macchia mediterranea sembra riaversi e il verde scuro degli ulivi in lontananza viene frastagliato da tutte le tonalità
di giallo e marrone.
Forse la battaglia non è ancora persa e sarà una bella giornata. Ma non per lavorare...
Siamo pur sempre in Calabria. |
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Passeggiando alla Fontana
di Giugno |
| Novembre 1973, corso Mazzini. Avevo dieci anni, passeggiavo con mio
padre e ci eravamo fermati alla soglia di un negozio verso la fontana di Giugno, ma sul lato opposto della strada. Il cielo era grigio,
tuttavia l'aria conservava un residuo di luminosità estiva. Mio padre stava fumando una sigaretta; ce ne stavamo entrambi in silenzio,
guardando curiosi la gente che passava.
Una persona in particolare attirò la nostra attenzione: un signore dall'eleganza classica,
che veniva verso di noi. Pensai avesse una cinquantina d'anni; ho impressa quell'immagine nella mente, credo che lo riconoscerei anche
rivedendolo oggi. Portava cappotto e cappello grigi, pantaloni di lana di un grigio più scuro con sottilissime righe nere, e scarpe di
vernice nere. La mano sinistra, inguantata in una pelle anch'essa nera che s'indovinava di finissima qualità, reggeva l'altro guanto,
mentre la mano destra era tenuta nella tasca del cappotto. Forse quel signore mi colpì perché anche mio padre era bello, ed egualmente
elegante. A pensarci, vestivano con un gusto simile. Guardandoli vicini li avreste detti affini per estrazione, o per cultura, o chissà.
(Come un bambino guarda suo padre, quando questi è nel pieno della propria fierezza e maturità, e per lui non esiste mito più grande?)
Quell'uomo camminava sul nostro lato della strada, muovendosi verso il Palazzo Comunale. Lo sguardo era intento, comunicava un senso di
inquietudine e di urgenza, come se un compito irrinunciabile attendesse di essere portato a termine. La sua andatura era allo stesso modo
perentoria: di chi ha una missione da svolgere, e sa che il tempo è un lusso che non ci si deve permettere,ma al contempo di chi ha dei
valori estetici da difendere, e dovendo scegliere tra il fango del fiume o la mano del nemico, come l'ermellino, non avrebbe dubbi.
Si fermò proprio davanti a mio padre, senza salutare; sollevò il cappello con la destra
con nobiltà e con un unico, elegante gesto, e fissandolo negli occhi disse: «Scenderanno i Russi: arriveranno con milioni di uomini».
Uno sguardo diretto negli occhi di mio padre, quasi a chiedere "Hai capito, sì? Non dimenticherai il messaggio, devo essere sicuro
che la mia missione sia compiuta!". Mio padre ricambiò quello sguardo con occhio attento, la sigaretta tra le dita, senza profferire
verbo. Il cappello nuovamente sul capo, la mano destra nella tasca, quell'uomo riprese la via. Guardai mio padre, che era rimasto
impassibile, ed ora aveva nuovamente la sigaretta tra le labbra.
Mi voltai ancora verso quella figura che andava allontanandosi rapidamente. Mi sembrò,
allora, che la sua andatura - sempre rapida - fosse differente: come se avesse adempiuto al suo dovere, ed ora - a missione compiuta -
potesse finalmente dedicare le sue attenzioni ed il proprio preziosissimo tempo a diverse, altrettanto importanti faccende.
Può sembrare strano, ma mio padre ed io non scambiammo una sola parola sull'accaduto, come
se per tacito accordo si dovesse mantenere il riserbo su una faccenda del genere. Né, da allora, se ne parlò mai. |
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