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ultimo aggiornamento: 06/11/05
il riferimento di chi ama Cosenza e dei Cosentini in giro per il mondo
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Sguardo su Cosenza (e non solo...)
Curiosità, situazioni, luoghi, personaggi, avvenimenti, immagini visti con gli occhi dissacranti dei Cosentini in the world

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Ne leggerai delle belle!

 

Se clicchi Qui ritrovi un personaggio mitico di Cosenza!

InSila, a Camigliatello Silano - fatti raccolti da Dino Pasqua -
Cosentini in trasferta - Anonimo Cosentino
U Paccu - di Gaetano Macrì 
Pensiero libero di un cosentino in the world - di Pietro Filice
Cercando il vino Verbicaro - di Gaetano Macrì  
Customer care - di Andrea de Iuri
Tornando a casa a Natale - di Dino Pasqua
I commercianti di Cosenza - di Michele Passarelli
Adulti e vaccinati - di Piero Riccardi
Cartolina Autunnale - di Piero Riccardi
Passeggiando alla Fontana di Giugno - di Gianfranco di Mare
 

In Sila, a Camigliatello Silano

1 Camigliatello Silano metà degli anni ottanta ai primi di settembre , siamo in via Roma, sul corso principale. Uno storico villeggiante, grande appassionato silano, entra nel bar più importante dell'amena località, all'epoca l'unico o quasi, e ordina una Coca-Cola. Al primo sorso esclama sorpreso : "Ma... scusi, questa Coca Cola ...è ...calda" Risposta fulminante con fine accentazione montanara del gestore : " e simu a 'ra Sila..." alludendo alla mitezza del clima che non richiede refrigerio e alla pretestuosità della richiesta ricevuta.

2 Camigliatello Silano, agosto 2003; una simpatica signora che villeggia in Sila entra in un noto panificio delle Forgitelle e si rivolge al gestore con voce argentina: "...ma quei cornetti buonissimi che facevate l'anno scorso... non ne avete ?" Con aria di chi la sa lunga, il fornaio risponde: "Noo-oo, ...unn'i facimu chiù.... e c'era troppa richiesta. Figuratevi ca vinianu 'i Lorica per comprarli, ...'un ci stàvamo chiù appriessu. ....Però quest'anno facciamo i taralli che sono buonissimi !" e tenatìlli 'sti taralli, tenatìlli !

3 Camigliatello Silano Agosto 2003. Hotel XYZ a metà del corso principale, noto anche per la dignitosa pizza. Sala ristorante semi vuota, non più di due o tre tavoli occupati. Un amico entra e si rivolge al gestore: "Scusi, vorrei prenotare siamo in 8 " Risposta: "No mi dispiace non accettiamo prenotazioni" L'amico: "Capisco, ma guardi che arriviamo tra dieci minuti gli altri sono davanti al bar Leonetti per l'aperitivo" Il gestore : "Le ho già detto che purtroppo non accettiamo prenotazioni perchè spesso ho dovuto mandare via delle persone per aver accettato prenotazioni" L'ingenuo: "Ma il locale è semivuoto e poi io sono qua di persona" Il granitico gestore specializzato con un master in Trentino Alto Adige: "Mi dispiace !"

4 Camigliatello Silano Agosto 2003. Localino di prodotti tipici in cima al corso principale. Esposto in bella vista su un banchetto un caciocavallo selezionato per degustazione. Un amico ne assaggia un pezzettino estasiato, perchè quando il caciocavallo è buono è una vera leccornia. "Senta scusi vorrei comprare questo caciocavallo, è veramente buonissimo" Il commesso: "Mi dispiace è solo per degustazione". L'amico, un ingenuo incallito : "Come scusi ? e che lo fa degustare a fare ?" E quello : "'U principale ha dittu che non è in vendita" Ancora l'amico: "Ma insomma, glielo pago quello che vuole !!!" Da dietro il banco il principale con l'aria seccata di un aristocratico che fa uno sforzo pazzesco : "E vabbù !, ...daccèllo su casicavaddru ...sono tot Euro al chilo..."

5 Camigliatello Silano Agosto 2002 A metà del corso principale, in un alimentari che prepara anche colazioni i panini giunti dal forno sono in vendita in confezioni da dieci. Un cliente: "Senta, di quei panini ne vorrei due con salame e formaggio" Il proprietario: "e non si può, ... si vendono in confezione intera" "Ma io ne voglio solo due" dice il potenziale cliente. Risposta: " e non lo so , mi dispiace...". Un altro cliente appena riavutosi dalla stessa disavventura con quattro colazioni fatte e sei panini in esubero gli si rivolge:"guardi glieli do io due panini, chè a me non servono". Il signore ringalluzzito si avvicina al banco e fà: " mi fa due colazioni con salame e formaggio ? " Il gestore :" e no, non si può ...non ne facciamo colazioni così"... scoppia la bagarre.

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Cosentini in trasferta

In certi casi sono contento di essere cosentino, in quello che ti racconto di sotto un po' meno. 

Aereoporto di Linate ore 23.00. Fila per uscire dall'areoporto ! (mai successo a parte quando piove) Era successo di peggio: un gruppo di cosentini (una ventina) bloccavano le due uscite (quelle vicine ai taxi) blaterando e chiamandosi a 50 db fra loro, immagino aspettando un qualche autobus. Ai "per messo" e ai " per favore potete spostarvi ? " non arrivava nessuna risposta . Al mio " e jiamu ... arrassatevi", colti in flagranza, hanno fatto varco.

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U Paccu

" U paccu i mamma " ( .... no' ddi papà ... pe' piaciri un capisciti mali... )

Indirizzo : c' è sempre u titulo ( Dr .. Ing.. Avv... ecc... ohi mà u sta mannannu aa mmia!!!!!! )

Struttura: Cartone da Barilla o du Mulino Bianco ( su i cchiù resistenti ) e spago intorno a ricordo d' i valigi i cartune i na vota

Composizione:
a.. Kit i sazizza fresca cu pipi e senza per grigliate ccu l' amici ( bell' i mamma faccia a senta ari compagniucci tua ... ohi ma' tiegnu trent' anni !!!! )
b.. Kit i suppressate e sazizze siccate ( quannu ni tieni gulia ti nni mangi nu pocu... e ingrassu nu tantu!!!!)
c.. Dua chili i casicavaddru i Bocchigliero ( chiru DOP.... )
d.. passata i pimmaduaru ( ca su chiri buani fatti curi sammarzano ma no' du scartu ma ppe insalata..... ohi ma' basta c' n ci trasa cchiu nente ara casa !!!! )
e.. Turdiddri, scaliddre si simu sutta a Natale ( ma anche dopo ) oppure Cuculi sutt' a Pasqua ( ohi ma' ni basta unu....no duacientuottantotto...... )
f.. Na barra i tri chili i cicculata ( ccussi ogni tanto ti tira su i zuccari ntru sangu mentre studi..... aru nord unni vinnanu cicculata sicunn' attia ohi ma' ? ) g.. Na pitticieddra frisca frisca ( ca mo' cch' è arrivata se già ntostata !!! ) h.. Nu pane da majiddra ( Ah ca buanu i ccussi un ci nna'...... )

Ad ogni modo, se mai ritornerò in patria, penso che questo rimarra uno dei più bei ricordi della mia esperienza lontano da casa.

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Pensiero libero di un cosentino in the world

Combatto in ospedale..sono un medico....ho il cuore gonfio di amarezza perchè mi rendo conto della mia solitudine!!!! Lavoro a "rischio continuo",con la tenacia di chi non cede. Non mi lamento perchè ho uno stipendio che mi consente una qualità di vita discreta.....ma credimi, avrei voglia di scappare...di andare lontano dai "cosentini in the city": Di bello qui c'è la Sila e non gli spezzanesi, il pecorino e non i "putigari",il mare e non le cacche galleggianti di un depuratore mai funzionante, il Crati ed il Busento e non i "sindaci" di tutti i sessi con relative "amministrazzzzioni";di bello c'è Telesio in piazza prefettura (senza la penna perchè spezzata da qualche "varviere" nostrano) e non i licei ormai intellettualmente cadenti , caduti e caduchi;di bello c'è l'aria delle notti di luna piena,magari alla villetta di via Roma, con i suoi rumori lontani e non le aree urbane, disurbane, fetide e disumane; di bello ci sono gli amici ormai perduti (che una volta chiamavo "i soci"!) e non i servizzzi "sociali" da loro gestiti o amministrati, di bello c'è il ricordo dell'eretiche risate giovanili ormai svanite e non l'ipocrita stretta di mano prelettorale del tipo "ti ricordo con affetto e simpatia", coadiuvata da un "riso" ghignante;ancora,di bello c'è la cultura dei cullurielli (con o senza il rotacismo delle drdrdrd) e la verità del vino di cantina e non la barbara sbronza "outpub" di una birra "nonappartenenteci" neanche nel sapore così amaro;di bello c'è l'Accademia e non la pseudoscienza di scienziati da località "cannuzze" (con il dovuto rispetto per gli zingari sfrattati);di bello c'è il capretto di Luzzi e non la maleducazione di "luzzitani laureati" che infestano di "se avrei" uffici,poste,ospedali ,ambulatori, cessi etc etc ;di bello c'è il ricordo delle bellissime commesse della standa anni 60, che sfidavano in gonnacorta le scale mobili di bertucci e non la protervia delle "mappine" dei vari metropolis, gransoli, doppifiumi e fiumare di recente rinomanza; di bello c'è il ricordo d'imparare da chi realmente insegnava e non la lotta quotidiana in ogni dove, con tutti i "provessori" o presunti tali che presumono "d'imparà all'atri" ciò che consapevolmente hanno,FORSE, solo "visto" fare o solo "sentito" dire e non sanno di fatto fare ne' dire;di bello c'è la fiaba d' un tal Ciccio De Marco,in dialetto cosentino, pubblicata recentemente in pochissime copie e declamata in un' oscura televisione privata, ma non rintracciata neanche nella biblioteca comunale dei ragazzi, e di non bello c'è l'idioma degli "ohicò", che da tutte le tribune bruzie (e mai BRUTIE) si adopera per offendere la lingua italiana con i suoi "ondevitare", facendo meglio ad imparare dal suddetto Ciccio De Marco ,che pur parlando il dialetto cosentino, ma vivendo altrove, sicuramente sa che onde non regge mai l'infinito; di bello c'è il tuo dire nel ricordo di tua madre e non la mia tristezza per non aver piu' padre, nè madre, nè nonni/e ....e mi fermo qui...convinto che ognuno di noi possa aggiungere qualcosa...qualcosa per recuperare a nuova vita quella Cosenza che non c'è piu'. Cosenza è passata alla storia per aver visto fucilare i Fratelli Bandiera,,eroi risorgimentali, ma di fatto rivoltosi contro un ordine che governava ,allora, sicuramente meglio d'adesso: vorrei che passassero alla storia anche quei fucilieri che eseguirono la condanna...loro furono obbedienti esecutori d'un Ordine costituito e fedeli servitori dello Stato....quanti di noi cosentini sanno chi erano e chi sono i loro discendenti???? Mi piacerebbe averli in questo forum...per raccontarci la vera storia nostra e dei nostri avi.

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Cercando il vino a Verbicaro

Questa la voglio raccontare perchè secondo me merita...... 

Ieri mattina di buona lena ( solo perchè sono in ferie!!!!) mi sono svegliato e con la mia Alessia abbiamo deciso di avviarci verso nuovi lidi. 
Il punto di destinazione ? Verbicaro. Lo scopo ? Acquistare del buon vino, che lo ricordo ai meno ferrati in materia, è DOC ( ricordatelo DOC!!!! ). Dopo 1h e 45 di comodo viaggio su mulattiere ( le strade scommpaiono superato il cartello Grisolia..... ), fra pendenze addolcite da un numero elevato di vigneti ( tanti credetemi !!) siamo arrivati in quel di Verbicaro. 

Preso dalla smania di acquisto sono sceso dalla mia vettura per chiedere l' indirizzo di qualche azienda agricola che mi potesse vendere del buon vino DOC. La risposta ? Ve la lascio immaginare.....non è difficile....forza.....vabbè ci penso io.... 
Allora in ordine: La Cantina Sociale è chiusa da anni perchè compravano l' uva e non la pagavano Il vino è prodotto da tutti ma solo alcuni ( privati ) lo vendono..chi sono...omertà. 

Insomma in un'ora dopo aver fatto del ping-pong fra vari negozi ( tutti mi rimandavano ad altri ) senza che nessuno mi desse un nome di riferimento, mi illumino ( ma non d' immenso )e decido di andare ad Orsomarso che fa parte del territorio indicato dalla disciplinare . Altra mulattiera, altre vigne....finalmente Orsomarso. Stavolta vado a botta sicura: chiedo al Farmacista il quale molto cortesemente mi spiega che esiste qualcuno che imbottiglia Verbicaro. E' l' ex-sindaco ( fra l' altro non calabrese.... )che viene contattato e che mi dice di non riuscire oggi ad incontrarmi perchè il comune è stato commissariato e lui devepassare il testimone alla commissaria...In più mi spiega che il Verbicaro lui lo imbottiglia verso Maggio...vabbè..... 

Deluso affranto, sudato ( mamma chi cavudu...) non mi perdo e provo a recarmi in un' azienda agricola che avevo notato sulla strada che porta verso Scalea ( Az.Agr. Bounicose ). Cancello aperto...entro ma come un mastino , inesorabile, mi placa il fattore con un OOOOOOOHHHHHH epico. 
Allora chiedo lumi sull' azienda e lui con omertà tutta siciliana mi risponde che non sa niente e non sa quando ritornano i proprietari....vabbè incasso e vado via. Non volevo tornare a mani vuote....setaccio la zona come un segugio finchè non trovo un'altra azienda agricola ..... mi fiondo come un falco alla ricerca di qualcuno....trovo la proprietaria e le chiedo cosa vendono....lei mi risponde <<cosa vi serve?>>...ed io rispondo prodotti del territorio..la risposta? << Si abbiamo vino, formaggi, salami ma li utilizziamo per i clienti dell' agriturismo>>????????... ed io cchi signu scusami nu po'... Trafelato come pochi, come un cane bastonato rientro in macchina..fra me e me( con qualche jestima ) penso che tutto ciò non è reale e, dunque, non può essere possibile.
Non mi resta che tornare a casa. 
Ho perso e devo accettarlo. Ma in me resta tanta rabbia. Sapete perchè? Abbiamo un vino DOC, tante vigne in un posto stupendo ma nessuno ha mai pensato unpò oltre il suo orticello, senza fricare, con lo scopo di far crescere l' economia. 
Voto 1 Possibile che dobbiamo sempre attendere l' inventiva di altre persone fuori regione? 
Voto 3 Ma che senso ha aprire un' azienda agricola se poi non si pensa al prodotto? 
Voto 3 Ma perchè non impariamo a relazionarci con gli altri in maniera garbata e con savoir faire? 
Voto 4 Ma è mai possibile che resteremo sempre questa Calabria?

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Customer Care

Ho goduto del savoir faire delle "garbatissime" signorine della Simet. Le cose si sono svolte cosi: telefono al numero di CS 
IO :  Buonasera. Vorrei informarmi circa la disponibilita' di...
LEI  (Interrompendomi bruscamente): Non le posso dare alcuna informazione circa la disponibilita' di posti in quanto abbiamo i terminals bloccati
IO   Ah capisco.  Fra quanto prevede sara' risolto il problema?
LEI  Soprattuto non prevedo. Provi a chiamare fra un'oretta. CLIC!!!

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Tornando a casa a Natale - cronaca semiseria di un viaggio a Cosenza per le festività natalizie

Venerdi 20 dicembre, ore 16,00 comincia, dopo il solito rinfresco natalizio offerto nella solita società di consulenza-milano centro, la rincorsa verso casa, verso la famiglia, quella vera, quella che non ti scegli, verso quell'atmosfera natalizia che con spirito da reduci andiamo inconsciamente cercando ogni volta che rientriamo "dall'estero" per il natale.

Metrò, ultimi acquisti, ultimi saluti, con la testa ancora nella riunione fiume del mattino dove qualcuno che ci mette i miliardi non capisce come mai non ne porti a casa ancora di più. La cravatta che stringe, il fegato in disordine, uno spumantino di troppo in circolo e, soprattutto, un malcelato entusiasmo infantile… …ma sì …si torna a casa.

Valige, ancora valige, le piante innaffiate, uno sguardo nel frigo per evitare di trovarci un rave party di ortaggi e formaggi, le chiavi, i biglietti, …via. Ancora il metrò. E si, perché nella "capitale morale", nell'unica città europea d'Italia è una settimana che non si trovano taxi; semplicemente spariti, quei pochi che passano sono già occupati, al telefono nessuna risposta e il traffico è un'allegra melassa che impasta le vie cittadine di fumi densi e armonici accordi di tromba. Metrò o dovrei dire forse tritacarne, stipato d'ogni genere d'essere vivente: commercianti marocchini, intagliatori di legno senegalesi, turisti giapponesi, meridionali in partenza, filippini in libera uscita, baùscia che li sterminerebbero tutti a colpi di panettone, un prete, tre suore, giovani punkabbestia e "vecchiacci dalla canizie vituperosa" come avrebbe detto il manzoni, massaie con la spesa, bambini viziati, donne incinte, uomini, mezzi uomini e quaquaraquà. L'umanità composita di una grande città convenuta per l'occasione nel tubo sotterraneo ad incontrare me e la mia signora che ce la spassiamo sudaticci con due samsonite rigide a tracolla. Un umanità che parla solo perché ne ha facoltà. Confusione, pressione, fiatoni a 5 centimetri di distanza; è solo il metrò sotto natale, niente di strano. In quest'eccesso d'intimità può anche capitare che una tizia con l'aria di chi il metrò lo ha preso tanto per spezzare la routine, ti faccia fare le tue 5 fermate per Cadorna con una stella di natale da trenta chili in mano, sciocchezze. Milano capitale della solidarietà… - Ma insomma non va sto cacchio di treno ? si muove a passo d'uomo, che c'è che non và ? forse è troppo pieno ?- -

Ecco ci siamo; caz.. ma che fa ? non si ferma ? - Il manovratore è semplicemente arrivato lungo, quindi marcia indietro di 50 metri, - porca miseria-. Si aprono le porte, restituisco la stella di natale gigante un'attimo prima di lussarmi la spalla - Arrivederci, auguri…- e qualcos'altro…. Poi su per le scale di corsa, si fa per dire con tre rimorchi da TIR al seguito. Biglietti e via al binario 1 per Malpensa aeroporto. Ricordarsi di obliterare il titolo di viaggio nell'apposita… - 9 euro, minchia ! per mezz'ora di treno, è l'euro che…aspetta fammi sentire: -…i signori passeggeri sono pregati di NON salire sul treno fermo al binario 1… - Ma è solo natale ! non carnevale né il primo aprile, che sarà ? - Aspetta m'informo - fa la mia signora, già pronta a sporgere delicatamente denuncia alla procura della repubblica. Il treno è guasto ma lo sostituiscono. Saliamo, e alla fine saranno solo 10 minuti di ritardo. Mi assopisco nel torpore procurato dal troppo riscaldamento mentre un "turdillo" napoletano attaccato al telefonino è preoccupato per la nebbia (mavafan…quello ci manca!). Scala mobile, via vai di razze e idiomi, solito tran tran aeroportuale…check-in con file oceaniche e i soliti personaggi: un coriglianese di zurigo vestito di pelle con frange che sembra un navajo, bambini viziati che strepitano per le patatine , accessori umani di telefonini ultimo modello, liti fra mogli e mariti per l'eccesso di borse o per il regalo per zia Mimì rimasto sul letto… Al gate nessuna comunicazione ufficiale ma dopo un po' capiamo che ci sarà almeno un ora di ritardo e, anche se i display segnano, asettici, le 20 e 40, alla fine ci vorrà mezzanotte a Lamezia. C'è una ovvia atmosfera da agognato ritorno a casa per tutti, magari, dopo mesi di quella lontananza che evidentemente non è, per dirla alla Mimmo Modugno, "..come il vento" ma un vero e proprio macigno. Nasi importanti, capelli crespi, barbe di due giorni, prognatismi familiari, "shcocche rosse" come "mele cuoccie" per non dire dei pacchi e dei pacchetti a mano contenenti regali, panettoni e generi indispensabili per sopravvivere sotto Natale.

I bambini vengono allattati la per là, gli anziani siedono in terra che le poltroncine non si usano più, demodé mi par di capire, facce preoccupate più del viaggio dal mare fin verso i paesi dell'interno, forse, che per il ritardo accumulato in partenza. Insomma il volo sembra più un Pizzo Calabro - San Giovanni in Fiore che altro. Mi aggiro rassegnato per la sala quando scambio uno sguardo involontario con un tipo, silano, …molto silano, sui 40, barba incolta, montone sulle spalle, moglie col solito bimbo in braccio, che mi fa con voce stentorea e appenninica: - cchid'è…ma ne fannu ricoglie a'ra casa stasìra…?-. Lo rassicuro con confuse motivazioni legate al pagamento del biglietto; emerge limpidamente l'inutilità di anni di studi finanziari; aspettiamo. Alla fine si parte; ultime telefonate e ci siamo; il volo è pienissimo neanche un posto libero; sembriamo tutti molto stanchi, c'è anche chi, per ingenua prudenza, si è recato in aeroporto con un leggero anticipo di quattro o cinque ore. Sorvoliamo Roma che abbiamo già sgarganellato un aranciatina quando d'un tratto una puzza di bruciato crea scompiglio; sottile, acre, non così sgradevole ma… Vuoi la stanchezza, vuoi l'eccesso di film che caratterizzano il mio scarso tempo libero già comunico a chi lasciare i miei libri o a come sopravvivere all'ammaraggio del velivolo; la mia signora mi promette il divorzio all'atterraggio, ma lasciamo stare… Subito il personale svela il mistero: 'na stronza sul metroecinquanta è chiusa in bagno a fumare come una liceale. Le fanno un culo così. Ma si può ? ebbene si ! sul Milano-Lamezia tutto è possibile. Torna la pace e appaiono le luci della costa calabra …mi sembra d'individuare Cetraro, Paola…boh! Poi puntuale, ennesima manifestazione di calabresità in volo: come l'aereo tocca la pista di Sant'Eufemia …clack-clack-clack … uno comincia ad alzarsi, un altro ad aprire le cappelliere…e gli assistenti rifanno a tutti, un'altra volta, un culo così. Ma si può ? ebbene si ! sul Milano-Lamezia… 4 gradi sul piazzale, mica male per essere al mare. Ci ritroviamo tutti nella hall della riconsegna bagagli, è quasi mezzanotte il carabiniere di turno fa fatica trattenere fuori dalla sala degli arrivi i parenti in crisi d'astinenza. Primo lotto di borse variopinte, …secondo lotto, …ecco il terzo…. l'addetto della Sacal si dà da fare e a un certo punto sparisce, agile nonostante l'età, nello scivolo da cui fuoriescono pacchi e borse. Ne riemerge subito dopo con un inappellabile:- …i bagagli sù finiti…- E' la rivolta. Spinte, urla, proteste garbate tipo "Alitalia di merda". Una ventina di persone infuriate si ammassano davanti al "lost & found" e mi accorgo che nel fondo della sala altri bagagli di voli dei giorni precedenti sono in attesa di essere restituiti. Mi rassegno. La mia signora è in fila e con la solita aria dolcissima, sono certo che ha già in mente l'atto di citazione per danni e l'arringa in corte d'assise (si fa per dire). Accanto a noi una nanerottola con occhialini trendy impreca alla sfiga e contro il Sud e con accento lombardo acquisito da meno di una generazione, minaccia di ricorrere agli uffici legali della sua azienda - Adesso chiamo in Mediolanum …faccio vedere io…- e capisco improvvisamente tutta la sciocca mortificazione di chi indottrinato a dovere con anni di corsi di formazione è convinto di rappresentare l'architrave economica del paese per il solo fatto di vendere prodotti finanziari conto terzi. Cose da pazzi. - Signorina si calmi - - E' inaccettabile !!! - - Abbiamo tutti lo stesso problema - insisto, col consueto aplomb di chi ha fatto studi classici. -

Io chiamo a Ennio Doris - - La smetta ! - urlo virile - …succede anche su Marte…- e si cheta, per ora. Nevrastenici per l'accaduto che ovviamente non sorprende nessuno dell'Alitalia, pare succeda esattemente così da una settimana, ripartiamo leggerissimi per Cosenza. Torneremo a Lamezia, sotto un diluvio, l'indomani per farci rilasciare la documentazione di smarrimento e solo il giorno successivo per la riconsegna dei bagagli e la verifica della loro integrità ed è allora che succede il fattaccio. Nel senso che mai ho incontrato qualcuno che risultasse approfittatore, disonesto, antipatico e …catanzarese… tutto insieme. Ripartendo, infatti, dal posteggio sfioriamo il paraurti di una Opel Corsa produzione 1989, uno dei gioielli della tecnologia tedesca del '900. Questa fa un sobbalzino, è evidente che nessun danno può essersi prodotto. Scende una tizia infuriata dal lato passeggero e, aspirando qua e là le consonanti, fà: - …la macchina di papà…etc. etc. - La rassicuriamo, non ci sono segni di alcun tipo; ma fiutato evidentemente l'affare, insiste utilizzando impropriamente le "T": - Si è rotto il fanalino !- Cerchiamo di farle notare che non essendoci vetri rotti nel raggio di una sessantina di chilometri deve aver urtato altrove e in un'altra era geologica. Nel frattempo, si avvicina il marito che interviene simpatico e loquacissimo prendendo nota della targa e grugnendo monosillabi . Io accuso i due di essere dei raffinati umoristi da cabaret, il mio driver discute e prende le misure ai due; emerge trattarsi di colleghi. Mentre ripasso in cuor mio i fondamentali della nobile arte la mia signora è già, mentalmente, alla Corte speciale per i crimini di guerra dell'Aja.

Dopo un po' la cosa pare risolta. Ma si può ? si è possibile…etc. etc. Si riparte. Sono le 19, sono passati più di due giorni dall'inizio delle vacanze, dall'agognato rientro in famiglia, dalla rincorsa verso l'atmosfera natalizia, i ricordi d'infanzia e nulla è andato per il verso giusto. Ma in fondo, mi chiedo, in macchina, sotto la pioggia, verso Cosenza …perché sono contento lo stesso….?

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I commercianti di Cosenza - cose che succedono a Corso Mazzini e dintorni

Avendo viaggiato in treno, con moglie incinta e figlia, e carico di bagagli avevo pensato di comprare gli ultimi regali di Natale facendo un giro a Corso Mazzini la mattina del 23; fra le altre cose voglio comprare un auricolare per il cellulare e un ciondolo (d'oro, argento o qualsiasi altro materiale costoso) per mia moglie. Mia sorella, che si è offerta di accompagnarmi, mi dice: "Michè facciamo prestissimo, per l'auricolare andiamo alla Omnitel e per il ciondolo ne ho visto uno bellissimo da Swarosky (ammesso che si scriva così) a piazza Kennedy".

Prima tappa Omnitel, corso mazzini
Micheluzzo: "Buongiorno"
Proprietario:"..."
Micheluzzo: "Avete gli auricolari per l'Ericson T22?"
Proprietario: "SI" (e mi guarda senza dire niente e senza farmi vedere niente).
Dopo circa una trentina di secondi in cui probabilmente avrà pensato che ero uno che faceva i sondaggi per la Doxa sulle forniture di auricolari
Proprietario: "Serve altro?"
Micheluzzo: "No grazie...era giusto una curiosità...arrivederci".
Mentre io e mia sorella discutevamo sull'assurdità di questa scena e su come questa gente riesca a campare nel mondo del commercio arriviamo alla seconda tappa (non senza aver notato un bellissimo annuncio sulla porta di un BAR che diceva: "Cercasi Polacca". Se qualcuno me lo sa spiegare....)

Seconda tappa Swarosky, Piazza Kennedy
Sorella: "Buongiorno, avevo visto un bel ciondolo qualche giorno fà in quella vetrina, mi sembra fosse a forma di croce"
Commessa: "Sono finiti"
Micheluzzo (pensa): "Mò ni fà vida tutti chiri ca tena"
Sorella: "Qualcosa di simile?"
Commessa: "Eh...ne abbiamo tanti..." (da notare che in negozio c'eravamo solo noi).
Altri trenta secondi di imbarazzo in cui io ho seriamente pensato di essere su una candid camera.
Micheluzzo: "Forse capisco perchè ne avete tanti...arrivederci"

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Adulti e vaccinati - peripezie di un ignaro viaggiatore in partenza per l'India

E' un 'esperienza che dovreste provare. Come saprete, devo andare in India e nei giorni scorsi ho fatto un giro per fare un po' di vaccinazioni. La storia inizia così. Prendo l'elenco telefonico e cerco l'ufficio vaccinazioni della ASL: Piazza Cappello. Giusto, mi dico, era lì anche allora. Vado.

Al posto dell'ambulatorio delle vaccinazioni ora c'è una postazione del 118. Pazienza, mi dico, vai a via Alimena, alla sede dell'ASL, e fatti dire dov'è. - Piazza Cappello, dice l'usciere. -Non c'è, dico io. -allora via delle Medaglie d'oro, si corregge impassibile l'usciere. Vado a via delle medaglie d'oro.

Qui trovo sei o sette persone in mezzo alla strada e un tale che armeggiava con grimaldello e piede di porco nell'intento di sfondare la porta dell'ambulatorio. Le sei o sette persone erano tutti gli impiegati, medici e infermieri dell'ambulatorio. Tutti hanno in dotazione la chiave. Quella mattina avevano tutti pensato che qualcun'altro l'avrebbe portata. Qualcun'altro non c'era. Dopo una decina di minuti e la porta ormai circolare ma sempre chiusa, quello che pareva il capufficio chiede ad un suo sottoposto uno sforzo di volontà: " va' piglia 'ssa chiave ara casa". "Ma iu a 'qquannu a'qquannu aiu truvat'u parcheggio...", lamenta quello. Comunque va. Fanculo, dico io, vado a prendere un caffè.

torno dopo una decina di minuti e finalmente la porta è aperta. Vado allo sportello e aspetto educatamente che gli impiegati finiscano di scambiare le quattro chiacchiere di inizio mattinata. Alla fine una signora si degna. Espongo il mio caso e lei mi chiede l'anno di nascita. Avuta l'informazione, si avvia presso un archivio dal quale estrae un cartoncino, contenente l'elenco di tutte le vaccinazioni che avevo fatto. Me lo porge e mi indica la sala d'attesa, dove vado ad accomodarmi, ripassando la mia infanzia codificata nel cartoncino. In fila con me ci sono altre persone, la più grande delle quali avrà sei mesi. Mi guarda con l'aria di chi si ritrova un ripetente in classe il primo giorno di scuola: imbarazzante da morire.

Finalmente arriva il mio turno e mi fanno accomodare nell'ambulatorio. Qui, mi spiegano che non ci sono vaccinazioni obbligatorie per l'india, solo malaria tetano e febbre gialla consigliate. Il consiglio, comunque, viene verbalizzato su un registro. Così, tanto per non finire in galera, mi spiegano. Accetto il consiglio. Per la malaria dovrò prendere delle pillole da comprare in farmacia. Per il tetano e la febbre gialla c'è da fare una puntura. Il vaccino anti-tetano me lo iniettano in quello che una volta era un deltoide e, con grande impressione dei miei compagni di scuola, l'affronto con freddezza, riuscendo addirittura a trattenere le lacrime. mentre attendo la seconda iniezione, mi invitano a rivestirmi dicendomi che la febbre gialla dovrò farla a Catanzaro. Mi spiegano che a Cosenza non lo tengono, il vaccino, perchè non c'è grande richiesta:"sa com'è, sono prodotti deperibili". Mi trattengo dalla solita polemica da CSIW ed evito di chiedergli come mai il prodotto non deperisca a Catanzaro. Mi rassegno e chiedo se mi danno il numero del centro di Catanzaro. Non ce l'hanno. La pazienza vacilla ma riesce a non cadere: "come faccio a rintracciarlo?". Attraverso la telecom, è la risposta. Perdo la calma ma non la signorilità. "Come attraverso la telecom...non li danno a Cosenza gli elenchi di Catanzaro!", esclamo mentre con lo sguardo cerco di fargli capire che sono un ripetente, io,non ho mica sei mesi. Con grande signorilità, questo va detto, il medico mi elucida: "guardi signor Riccardi, la prassi è che lei chiama il 12 e si fa passare il centralino dell'ASL di Catanzaro, che poi le dirà quale numero chiamare" Sono esausto e sconfitto. Torno a casa e seguo la prassi. Domani vado a Catanzaro.

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Cartolina autunnale da Cosenza

Della Calabria si descrivono sempre i paesaggi estivi o invernali. Credo di non aver mai visto una cartolina della Calabria in autunno. D’altra parte, una cartolina non sarebbe sufficiente a trasmettere quello che questa valle sta raccontando oggi. Ci vorrebbero van Gogh o Hemingway. E scusate se è poco. In questo momento, la luce che passa attraverso la finestra si fa un po’ più intensa, e davanti a me ho i riflessi metallici degli ulivi. A sud il cielo ancora molto scuro attenua la bianchezza di monte Cocuzzo.

Dall’altra riva del fiume, la Sila pare un gigante nero che combatte una dura battaglia contro le intemperie. La battaglia pare persa in partenza ma, verso nord, il diradare del gigante verso lo jonio apre la strada a una luminosa speranza. La coltre grigia di nubi si interrompe con una discontinuità, come se sbattesse contro un ostacolo invisibile. Oltre la linea delle nubi il cielo si fa inaspettatamente di un celeste tenue e piccole e tonde nuvole rosa ricordano gli interni di piccole chiese di paese. Mancano solo gli angioletti grassi. Giù in fondo, un grandioso Pollino rilancia una luce bianchissima che dà sollievo al gigante.

L’azzurro avanza, e la Sila adesso incomincia a mostrare il suo colorito bruno. Giù nella valle, la macchia mediterranea sembra riaversi e il verde scuro degli ulivi in lontananza viene frastagliato da tutte le tonalità di giallo e marrone.

Forse la battaglia non è ancora persa e sarà una bella giornata. Ma non per lavorare... Siamo pur sempre in Calabria.

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Passeggiando alla Fontana di Giugno

Novembre 1973, corso Mazzini. Avevo dieci anni, passeggiavo con mio padre e ci eravamo fermati alla soglia di un negozio verso la fontana di Giugno, ma sul lato opposto della strada. Il cielo era grigio, tuttavia l'aria conservava un residuo di luminosità estiva. Mio padre stava fumando una sigaretta; ce ne stavamo entrambi in silenzio, guardando curiosi la gente che passava.

Una persona in particolare attirò la nostra attenzione: un signore dall'eleganza classica, che veniva verso di noi. Pensai avesse una cinquantina d'anni; ho impressa quell'immagine nella mente, credo che lo riconoscerei anche rivedendolo oggi. Portava cappotto e cappello grigi, pantaloni di lana di un grigio più scuro con sottilissime righe nere, e scarpe di vernice nere. La mano sinistra, inguantata in una pelle anch'essa nera che s'indovinava di finissima qualità, reggeva l'altro guanto, mentre la mano destra era tenuta nella tasca del cappotto. Forse quel signore mi colpì perché anche mio padre era bello, ed egualmente elegante. A pensarci, vestivano con un gusto simile. Guardandoli vicini li avreste detti affini per estrazione, o per cultura, o chissà. (Come un bambino guarda suo padre, quando questi è nel pieno della propria fierezza e maturità, e per lui non esiste mito più grande?) Quell'uomo camminava sul nostro lato della strada, muovendosi verso il Palazzo Comunale. Lo sguardo era intento, comunicava un senso di inquietudine e di urgenza, come se un compito irrinunciabile attendesse di essere portato a termine. La sua andatura era allo stesso modo perentoria: di chi ha una missione da svolgere, e sa che il tempo è un lusso che non ci si deve permettere,ma al contempo di chi ha dei valori estetici da difendere, e dovendo scegliere tra il fango del fiume o la mano del nemico, come l'ermellino, non avrebbe dubbi.

Si fermò proprio davanti a mio padre, senza salutare; sollevò il cappello con la destra con nobiltà e con un unico, elegante gesto, e fissandolo negli occhi disse: «Scenderanno i Russi: arriveranno con milioni di uomini». Uno sguardo diretto negli occhi di mio padre, quasi a chiedere "Hai capito, sì? Non dimenticherai il messaggio, devo essere sicuro che la mia missione sia compiuta!". Mio padre ricambiò quello sguardo con occhio attento, la sigaretta tra le dita, senza profferire verbo. Il cappello nuovamente sul capo, la mano destra nella tasca, quell'uomo riprese la via. Guardai mio padre, che era rimasto impassibile, ed ora aveva nuovamente la sigaretta tra le labbra.

Mi voltai ancora verso quella figura che andava allontanandosi rapidamente. Mi sembrò, allora, che la sua andatura - sempre rapida - fosse differente: come se avesse adempiuto al suo dovere, ed ora - a missione compiuta - potesse finalmente dedicare le sue attenzioni ed il proprio preziosissimo tempo a diverse, altrettanto importanti faccende.

Può sembrare strano, ma mio padre ed io non scambiammo una sola parola sull'accaduto, come se per tacito accordo si dovesse mantenere il riserbo su una faccenda del genere. Né, da allora, se ne parlò mai.

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